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È morta Aretha Franklin: addio alla regina del soul


Si è spenta a Detroit per un cancro al pancreas la cantante che ha trasformato il soul, e l’idea stessa della black music. Aveva 76 anni.

di Giuliana Matarrese

A darne la notizia è stata la sua agente, anche se ormai da diversi giorni si susseguivano le preoccupazioni circa il suo stato di salute, logorato da 8 anni di battaglia contro il cancro al pancreas. Si è spenta così a 76 anni Aretha Franklin, la cantante che ha portato la black music, il funk, il gospel e il soul nelle case di tutti gli americani prima, e nel resto del mondo poi.

Una carriera cominciata prestissimo, con le idee chiare, nella chiesa battista del padre,la New Bepel Baptist Church a Detroit, dove cantava, appunto, gospel. A 18 anni ha già in mano un contratto con la Columbia, ma è nel passaggio alla casa di produzione Atlantic, insieme ai leggendari produttori Jerry Wexel e Arif Mardin che troverà la sua voce, quella di You Make me feel (like a Natural Woman), Respect, e I say a Little prayer.

Donna, e di colore, Aretha ha superato molte barriere culturali con apparente noncuranza, a differenza di predecessori illustri come Nina Simone, Marvin Gaye e Otis Redding, che al netto di un talento ugualmente senza rivali, hanno avuto molte più difficoltà (e reticenze) nel divenire iconici anche al di fuori della loro comunità musicale. 

Sulla copertina del Time con un'unica parola a definirla, Singer, dal 1968 in poi un Grammy all'anno per 10 anni. Una voce che fondeva potenza e anima, e che non a caso, è arrivata nel cuore e nelle case degli americani di ogni razza e colore, delle donne che hanno visto in Respect un inno all'indipendenza, degli uomini che l'hanno trasformata in icona dopo averla riscoperta con il suo cameo in Blues Brothers, dove interpretava una proprietaria di fast food che, dopo essersi vista mancare di rispetto, intona Think, coinvolgendo il lavapiatti che si trasforma in sassofonista, mentre sullo sfondo John Belushi e Dan Aykroyd ballano insieme alle altre adirate clienti.

Una portata culturale e sociale, la sua, impossibile da qualificare e che il pubblico ha avuto modo di apprezzare l'ultima volta lo scorso Novembre, quando si è esibita al Gala della Elton John AIDS Foundation, anche se la performance più importante, forse è stata quella del 2009, per l'insediamento alla Casa Bianca di Barack Obama. Un onore che non ha, ovviamente, riservato al nuovo inquilino della White House, Donald Trump. 

Rivoluzionaria, spesso contro, eppure sempre amata, ad ogni latitudine. Da oggi, ufficialmente, leggendaria.