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Sardegna, l’Ogliastra selvaggia da scoprire in settembre


Da Baunei, con le sue intime calette, le grotte indaco e il Supramonte, a Urzulei con aspri canyon e praterie in alta quota

di Luca Bergamin

L'Ogliastra è una terra aspra, ruggente, selvaggia che in settembre sfoggia tutta la sua più naturale bellezza. Lungo la costa di Baunei, imbarcandosi dal porticciolo di S. Maria Navarrese sui gommoni di Explorando Supramonte, si sfiorano falesie, piccoli fiordi, si scopre la meraviglia della Grotta del Fico con quelle autentiche opere di arte che sono le stalattiti e stalagmiti. Poi, dopo avere ammirato Cala Goloritzè, si approda a Cala Biriala per bagnarsi nell'indaco mare punteggiato da rocce.

A queste spiagge si può giungere anche attraverso le mulattiere divenute sentieri di trekking. Molti di essi si dipanano dal Golgo, l'altipiano basaltico di Baunei in cui le pietre hanno sembianze umane, le chiese come quella di S. Pietro richiamano luoghi di culto spagnoleggianti cinti da olivastri. Quassù si cammina, si gustano i culurgiones e gli strangulaus del Ristorante Golgo costruito tutto in pietra. Gli asini pascolano liberi e curiosi, gli ovili sono stati ristrutturati e presto diverranno strutture recettive dal raffinato design, come di alta qualità è l'Hotel Bia Maore col suo incondibile stile rurale e il senso di ospitalità che caratterizza tutta la gente dell'Ogliastra.

Inoltrandosi tra boschi nel cuore di questa zona amatissima dai rider di tutta Europa, si raggiungono praterie dove i cavalli galoppano liberi, gli ovini brucano l'erba verde, le rocce formano curiose architetture per poi aprirsi sino a creare gole e canyon come quella di Gorroppu profonda quasi 500 metri e lunga un chilometro e mezzo. Siamo nel vastissimo territorio di Urzulei, che si fregia di possedere il villaggio nuragico di Or Murales dove davvero pare di avvertire tuttora la presenza almeno spirituale degli antenati che eresso quelle misteriose costruzioni di culto e abitative.

Orgosolo, Tiscali, Oliena sono vicine eppure così lontane perchè un'alta palizzata di montagne cinge questo borgo di case bianche in cui i murales in bianco e nero di pregiatissima fattura raccontano in una sorta di museo open air le tradizioni pastorali e contadine. E le persone del luogo sono ben liete di accompagnarvi a scoprire piscine naturali, grotte quasi inesplorate.