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Mauritius, il paradiso terrestre


Quest’isola dell’Oceano Indiano è unica: non solo lunghe spiagge bianche, ma anche una ricca vegetazione

di Sarah Scaparone

È un’isola verde. È un’isola sacra. Di origine vulcanica, è conosciuta per le sue lunghe e bianche spiagge, come quelle di Belle Mare o dellIle aux Cerf. Del resto “Dio creò Mauritius e poi il Paradiso Terrestre”, diceva Mark Twain che la visitò e ne rimase folgorato. Tra la natura verdeggiante dell’entroterra, i mercati ricchi di profumi e prodotti locali, le attività sportive (dal golf al kitesurf), qui si trovano infatti alcune delle spiagge più belle dell’intero Oceano Indiano. Due per tutte: l’lle aux Cerfs si raggiunge partendo da Trou d’Eau Douce, un piccolo villaggio fondato dagli olandesi che dista pochi minuti di barca da questa spettacolare laguna e dalle spiagge ombreggiate da alberi di casuarina.

Oltre che per le sue bellezze naturali, l’isola è un vero paradiso per chi ama rilassarsi al sole, grazie alla tranquillità delle sue spiagge isolate ma anche la meta ideale per praticare gli sport acquatici. È invece su una striscia di sabbia abbracciata da un’ampia laguna sulla costa est, dove il mare tranquillo si confonde con l’orizzonte, che sorge il paradiso di Belle Mare. Qui, sulla lunga spiaggia bianca protetta dalla barriera corallina, si trova uno dei più bei resort dell’isola: il Constance Belle Mare Plage che con i suoi 15 ettari di giardini tropicali è una vera e propria oasi di pace. Due campi da golf, sette ristoranti, una grande spa e un’infinità di attività possibili: dalla passeggiata sott’acqua, al giro sul catamarano al tramonto, dal parasailing alle lezioni di cucina, che sul posto sono speciali. In questo resort infatti, tutti gli anni, si svolge il Festival Culinaire Bernard Loiseau: importante appuntamento di alta cucina internazionale dedicato allo scambio e alla conoscenza tra gli chef Michelin europei e gli chef delle isole.

Si trova invece lungo la costa nord-est di Mauritius il Constance Prince Maurice, situato all’interno di una proprietà privata di circa 60 ettari. I suoi giardini tropicali e le calme acque turchesi della laguna si fondono perfettamente con il verde dei dintorni e con le splendide spiagge di sabbia bianca avvalorate da un elemento di unicità del resort: la riserva ittica naturale situata nella parte ovest della struttura. Ma il Constance Prince Maurice vanta altri due primati: la cantina più grande dell’Oceano Indiano fornita di oltre 25 mila bottiglie e l’unico floating restaurant dell’isola dove gustare il meglio della cucina creola, ma anche internazionale.

Ma nonostante i 330 km di coste contornate da barriera corallina, la tavolozza dei colori mauriziani sfuma dallo smeraldo della natura rigogliosa dell’entroterra ai picchi ambrati che formano la colonna vertebrale dell’isola. E così oltre al Parco Naturale di Black River Gorges, creato nel 1994 a tutela delle piante endemiche e delle specie ornitologiche originarie dell’isola (oltre a felci, eucalipti, ebani e alberi della canfora, qui è possibile trovare animali in libertà come cervi, cinghiali selvatici e scimmie), la flora mauriziana incanta per colori e varietà. I giardini botanici di Sir Seewoosagur Ramgoolam a Pamplemousses ospitano le enormi ninfee Victoria Regia, le palme Talipot, che fioriscono una volta dopo 40-60 anni e poi muoiono, diverse qualità di fior di loto, il caratteristico ylang-ylang e ancora alberi secolari, centinaia di fiori e specie endemiche.

Nelle regioni centrali e meridionali dominano le vaste piantagioni di canna da zucchero, insieme a coltivazioni di tè, palme da cocco e altre piante tropicali, tra cui il banano gigante indiano, lo sgargiante flamboyant dai fiori rossi, mentre i filaos o casuarine occupano gran parte delle spiagge proteggendo con la loro altezza dal vento del litorale. E poi c’è il villaggio di Chamarel da cui si raggiungono le omonime terre colorate: una zona dal terreno ondulato e dai colori cangianti. L’interessante fenomeno naturale è di origine vulcanica: le ceneri messe a nudo da un lungo processo di erosione fanno si che la superficie diventi verde, rossa, oro.

La parte spirituale più autentica dell’isola si respira invece al Grand Bassin, lago sacro legato a una suggestiva leggenda. Secondo la tradizione hindu, il dio Shiva stava portando in volo il fiume Gange per impedire un’inondazione quando, affascinato dalla bellezza di Mauritius, avrebbe fatto cadere alcune gocce d’acqua che hanno così originato il lago. Luogo di pellegrinaggio dal grande fascino il Grand Bassin è imperdibile per chi, oltre alle spiagge e alla natura, abbia voglia di conoscere anche la gente e le tradizioni si questa incredibile isola.