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Las Vegas, lontano dai casinò


Il fascino vintage del Neon Museum, il trekking al Red Rock Canyon, le Zip Lane e il Container Park sono le nuove attrazioni

di Luca Bergamin

A Las Vegas si va ancora per tentare la fortuna nei casinò sempre aperti e sempre accessi, quelli più famosi lungo la mitica Strip e quelli più piccoli e nascosti nei motel di periferia. Però adesso la città del Nevada, al centro del deserto del Mojave, ha altre frecce nel suo arco.

A cominciare da Downtown, il centro cittadino che dopo anni di degrado e abbandono in favore della zona dei casinò, è stato nuovamente tirato a lucido in virtù di un progetto che ha richiamato i maggiori writer degli Stati Uniti: hanno riempito le pareti dei grattacieli degli anni '60' con affreschi coloratissimi, che invitano all'ottimismo. Container Park invece è un villaggio di scatole di acciaio, i contenitori delle merci, incastonati tra loro, formano gli ambienti di ristoranti, toy store, gallerie di arte contemporanea.

E poi c'è SlotZilla, una funicolare che attraversa tutto il soffitto del centro commerciale di Downtown suscitando le grida di emozione di chi la prova, raggiungendo velocità elevatissime. Tra le "hit" del momento, rientrano anche il Mob Museum dove è stata ricostruita la storia della mafia americana in cui Al Capone ha un ruolo predominante, e Dream Racing, che permette di guidare dopo un corso di mezz'ora una Ferrari o una Corvette sulla pista prospicente quella in cui corrono le vetture del circuito Nasca.

Quando poi si è stanchi delle luci, delle casinò, degli artisti di strada, spogliarelliste che si esibiscono lungo la Strip, si può assistere a un concerto di Celine Dion oppure a uno dei rutilanti speccatcoli del Cirque du Soleil. Per poi, il giorno dopo, andare alla scoperta del Red Rock Canyon dove le rocce presentano striature rosse e marroni, si può scalare sino a raggiungere le loro vette, osservare le impronte lasciate dagli indiani sulla roccia.