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I 6 migliori luoghi ispirati agli anni 50


Lo stile fifties imperversa, dal cafè alla pasticceria optical, passando per il concept store dai tocchi pop

di Giuliana Matarrese

Sorseggiare Old Fashioned con fare assorto ai banconi in radica di noce; attraversare con una ventiquattrore e passo svelto hall di alberghi dal sapore internazionale, in linea col gusto minimalista in voga ultimamente, ma dai volumi suadenti, come quelli delle poltrone in nuance pastellate; o ancora trattenersi più del dovuto a una cena di lavoro per strappare un accordo fuori dall'orario d'ufficio, in un discreto ristorante dalle luci soffuse e dalle tendine scorrevoli abbassate, a favorire la privacy.

Un'atmosfera che ricorda il fascino vintage del primo Mad Men (che ritorna il 5 Aprile sugli schermi americani con l'ultima stagione) e che ammanta pasticcerie, concept store e cafè nei più disparati angoli del globo: ecco quali sono i più belli (e anche i più recenti) luoghi ispirati agli anni Cinquanta.

Radisson Blu Royal Hotel Copenhagen: non vintage, ma fifties allo stato puro. Il Blu Royal Hotel di Copenhagen, punta di diamante della catena d'hotelleria Radisson, è stato infatti progettato e costruito proprio tra il 1956 e il 1960, dall'architetto danese Arne Jacobsen, quando ancora era il primo grattacielo del Paese, e sede della SAS, la compagnia aerea scandinava. Situato nel cuore della città, nel Vesterbro District, l'arredamento ha subito drastiche modifiche per adattarsi ad un design più contemporaneo, tanto da guadagnarsi l'appellativo di Lost Gesamtkunstwerk (capolavoro perduto) dell'architetto, che, con le sue competenze da paesaggista, l'aveva immaginato come un giardino moderno, dove i pezzi d'arredamento e i tessili nelle tonalità del verde si declinavano su forme geometriche. Degli arredi originali sono ancora testimoni la hall, con le sedie a uovo e a cigno, e una sola camera, la 606, che è ancora possibile prenotare.

The Polo Bar: ha aperto da soli due mesi il ristorante newyorchese dello stilista Ralph Lauren, già avvezzo alle avventure nel settore gastronomico con due locali all'attivo, uno a Parigi e l'altro a Chicago. Situato tra la Fifth e la Madison Avenue, è concepito come un ambiente intimo, con continui riferimenti alla selleria, e un'allure da esclusivo country club, grazie ai cuscini in tartan e al murale di Henry Koehler, che raffigura una partita di polo.  Uno stile che si estende anche al personale, che indossa francesine in pelle, pantaloni in flanella e cravatte in seta regimental. Un menù che predlilige piatti dai sapori forti, dalle patatine all'aglio ai burger realizzati con carne che viene dal ranch dello stesso stilista, a essere protagonista è l'immenso bancone in legno, dietro il quale si stagliano imponenti scaffali stracolmi di whisky americano. E dove non è difficile immaginarsi Don Draper di Mad Men che ordina l'ennesimo Old Fashioned.

Southerden Patisserie and Cafè: 40 metri quadri pieni di leccornie, quelli della pasticceria Southerden di Londra, il cui arredamento e la carta da parati optical, motivo riprodotto sul pavimento in legno, riportano alla mente una certa pop art degli inizi, mixato al gusto hipster inglese. A crearlo il duo creativo di Eley Kishimoto, che ha curato nel passato le stampe di grandi maison della moda come Alexander McQueen, Louis Vuitton, Lanvin, e Jil Sander e ha per il progetto lavorato a stretto contatto con lo Studio Mac Lean, che ha riconvertito il negozio, dove precedentemente era ospitato un vecchio salone da parrucchiere.

Poncelet Cheese Bar: si trova a Barcellona questo spazio interamente dedicato al formaggio, aperto l'anno scorso dopo il fratello madrileno. Non solo ristorante, ma vera e propria boutique alimentare, i suoi pavimenti con motivi geometrici, le sedute e illuminazione dai profili sinuosi, tradiscono l'ispirazione anni Cinquanta, che si traduce anche nei colori pastellati delle poltroncine, e si mixa a un gusto contemporaneo. Dietro il bancone semiovale, una grande teca in legno conserva 150 eccellenze casearie provenienti da 11 nazioni diverse.

Casa Cavia: un fiorista, un ristorante, una casa editrice (la Ampersand), una pasticceria e una libreria. Nel concept store Casa Cavia a Buenos Aires, di proprietà della stilista Guadalupe Garcia Mosqueda, non manca davvero nulla. Una vera e propria casa delle arti che si vuole porre come polo d'incontro tra i migliori rappresentanti delle eccellenze argentine. L'imponente abitazione di inizio novecento è stata ristrutturata dallo studio londinese Kallos Turin prediligendo nuance naturali, come il legno del parquet a lisca di pesce, e il verde, in tutte le sue declinazioni, a colorare le sedute avvolgenti ma minimali in pieno stile fifties, e nel giardino interno. Un'oasi di pace lontano dalla turbolenta metropoli.

L'Arabesque Cafè: ha aperto da solo un mese, il ristorante figlio del rinomato vintage shop L'Arabesque, a due passi dal Duomo di Milano. I fifties si esprimono qui al loro massimo grado di eleganza mittel-europea. L'idea è di Chichi Meroni, fondatrice del negozio, che ha trasformato con eclettismo il locale in un cafè letterario con angolo lettura e annessa libreria con una selezione di titoli che spazia dal design all'enogastronomia passando per la moda. Miglior rappresentante della filosofia dello shop adiacente (che vende pezzi di modernariato degli anni Quaranta e Cinquanta) l'interior è testimone dei fifties, con pavimento realizzato su disegno originale di Gio Ponti, lampade di George Nelson, e bancone in legno ispirato ad un progetto di Paolo Buffa.