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L’Africa di Julian Lennon


Il figlio di John Lennon racconta, anche attraverso le sue foto, il viaggio nel Continente Nero intrapreso per la sua fondazione no-profit

di Alessandra Mattanza

L’Africa è un luogo che colpisce al cuore. E lo è ancora di più quando è “catturata” dall’occhio di un artista: Julian Lennon, musicista, compositore e fotografo, figlio dell’ex Beatles John Lennon e della sua prima moglie, Cynthia Powell (scomparsa da pochi giorni, il 1° aprile 2015).
Ci ha raccontato, con immagini che sono nella mostra Horizon, alla Emmanuel Fremin Gallery di New York, fino al 2 maggio, della sua Africa, dove si è avventurato grazie a un viaggio realizzato per la sua fondazione no-profit, la White Feather Foundation, che fornisce anche informazioni per queste esperienze di viaggio. Insieme a Charity: Water si occupa di portare acqua pulita a migliaia di persone.

Etiopia. Terra di mistero, rocce e avventura. “Ho cominciato il mio viaggio con una scalata di mille piedi sulle montagne etiopi, cogliendo intensi attimi di infinità del paesaggio con la mia macchina fotografica, mentre mi fermavo per riposare”, racconta Lennon. “Quello che stupisce di questo Paese sono gli orizzonti che sembrano non avere fine, la presenza delle rocce e della terra bruciate dal sole. Si viene assorbiti dal mondo circostante come se ci si trovasse dentro. E’ un’esperienza di viaggio insolita e avventurosa, consigliata per chi è alla ricerca di qualcosa di diverso dalle solite mete turistiche”, spiega. “Conviene prendere una guida etiope e noterete come molte di loro siano in grado di arrampicarsi scalze”, continua.  

Kenya. La magia del verde, della natura selvaggia, degli animali e di volti indimenticabili. “Del Kenya mi ha colpito la vegetazione lussureggiante. Là ci siamo recati nel periodo delle piogge e quindi i parchi nazionali come quello del Masai Mara erano incredibili ad ammirarsi, ma anche i villaggi e le scuole che abbiamo visitato nei pressi di Nairobi o di Mombasa”, dice Lennon, che suggerisce invece di Malindi, dove vive pure una folta comunità di italiani, di spingersi a scoprire luoghi rimasti ancora autentici.

Esperienze insolite. “A un viaggiatore consiglio di sperimentare qualcosa di diverso da quello che può scoprire in una normale esperienza turistica. Ho aiutato a costruire dormitori per i ragazzi, di modo che potessero dormire vicino alla scuola e non rischiare di percorrere chilometri da soli la sera. La loro gioia e gratitudine mi hanno riempito il cuore”, aggiunge. “Sulle montagne in Etiopia ho scoperto invece una piccola chiesa dipinta, dove i re etiopi andavano per meditare… Qualcosa che resta nella memoria indelebile per tutta la vita”.