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Yves Saint Laurent, il film al cinema


Una storia d’amore e follia, luoghi e abiti originali e rivelazioni inaspettate sulla sua vita privata. Tre motivi per non perderlo dal 27 marzo

di Annalisa Testa

Genio, follia e passione. Una grande storia d’amore e un omaggio all’eleganza di uno stilista che, ad appena 21 anni, rivoluzionò il mondo della moda. A pochi giorni dal debutto nelle sale cinematografiche italiane del film Yves Saint Laurent (in uscita il 27 marzo), Icon incontra a Milano il regista Jalil Lespert e l’attore Guillaume Gallienne, che sul grande schermo indossa le vesti di Pierre Bergé, compagno di vita del giovane Yves.

«Il protagonista del film è senza dubbio Yves Saint Laurent, ma io stesso sono rimasto molto colpito dall’importanza che Pierre Bergè ha avuto nella sua carriera. Un uomo che non avrebbe mai camminato davanti a Yves, come mi raccontò una delle sarte dell’atelier. Un uomo nell’ombra ma che riuscì a far emergere il genio e la creatività dello stilista grazie al suo amore. Ho accettato questo personaggio anche perché volevo far rivivere agli spettatori questa passione». Guillaume Gallienne racconta di come sia rimasto immediatamente affascinato, fin dalla prima lettura del copione, dal personaggio che avrebbe poi interpretato: «Per poter immergermi completamente in questa storia d’amore ho riletto le lettere che Bergè inviò a Yves, e tutto d’un tratto mi sono ritrovato coinvolto nella loro vita», spiega l’attore.

La genialità di Saint Laurent è raccontata attraverso sentimenti comuni, genio ma pur sempre umano, con le sue debolezze e le sue malattie. Non solo una storia d’amore ma il racconto di una forza creativa rivoluzionaria: «Un vero avant-gardist. Prima di molti altri lo stilista capì l’importanza dell’abbigliamento, dell’eleganza e dell’unicità. Con questo film volevo far scoprire al pubblico anche quella parte di storia di Saint Laurent che c’è dietro alle sue creazioni, portando alla luce alcuni aspetti che anche io non conoscevo, come la sua malattia depressiva, i suoi eccessi, le sue insicurezze e i suoi tradimenti», racconta il regista che, per farlo, ha riportato alla luce anche gli abiti dell’epoca.

Infatti, così come i luoghi del film sono realmente quelli in cui lo stilista viveva e creava le sue collezioni, dallo studio dove lavorava dal 1974 a Majorelle in Marocco, fino all’Hotel Continental dove sfilava due volte all’anno, anche gli abiti sono originali. «Impensabile ricreare i vestiti delle collezioni di sfilata perché molti tessuti usati da Saint Laurent in quell’epoca non esistono più. Quindi, grazie alla Fondazione  Saint Laurent e all’aiuto di Pierre Bergè abbiamo avuto accesso agli abiti che di rado vengono indossati o messi in mostra. Mi ha sorpreso scoprire che nella maggior parte dei casi i vestiti erano tagli extra small. Abbiamo dovuto quindi cercare ragazze che rispecchiassero la silhouette delle modelle scelte dal giovane stilista», conclude il regista.