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Usain Bolt, atleta record di curiosità


Particolari sul fuoriclasse dell’atletica leggera che incarna potenza e perfezione

di Chiara Degl’Innocenti

La pista lo ha consacrato come l’uomo più veloce al mondo. È il giamaicano Usain Bolt, il pluriolimpionico e indiscusso fuoriclasse dell’atletica leggera, primatista mondiale di 100 e 200 metri piani. In un momento in cui l’atletica è offuscata da tristi eventi di doping, Bolt resta il campione che vince in modo disinvolto e in apparenza un po’ svogliato, che fa divertire il pubblico con balli e numeri da circo e crea nuove tendenze: dopo di lui non più soltanto atleti iperprofessionali chiusi nel loro training autogeno pregara, ma campioni guasconi con la propensione alla spettacolarizzazione dello sport, molto amati dal grande pubblico.

Bolt è un fenomeno, un simbolo, un'icona. Porta con sé una storia intensa, ricca di particolari inediti ai più e di aneddoti che contribuiscono ad aumentare l'aurea di mito che lo circonda.

A partire dallo Yam. Il padre e la zia di Bolt sono infatti convinti che la sua velocità sia dovuta a questo speciale alimento, un tubero simile alla patata diffuso in Giamaica e che, unito ai carboidrati, starebbe a Bolt come gli spinaci a Braccio di Ferro. Nato a Sherwood Contents, uno dei villaggi della parrocchia di Trelawny, la provincia che ha come capitale Falmuth, il porto più importante dell’isola dove migliaia di schiavi deportati dall’Africa facevano tappa e cambusa tra la fine del 1700 e il 1800, il piccolo Usain è cresiuto a libri di storia e Yam. E sembra gli abbia fatto bene.

Oggi si sveglia tardi, non fa mai colazione, legge poco, gioca molto alla playstation, prega prima di ogni gara e quando può mangia junk food (o almeno questo dice di fare).

Secondo la madre Jennifer Bolt, l’unica volta in cui il figlio sarebbe stato lento è il giorno della nascita quando, il 21 agosto 1986, è arrivato con una settimana di ritardo. “Lightning Bolt”, soprannome che si porta dietro dal 2002 quando ha vinto la medaglia d’oro ai Campionati Mondiali Juniores di Kingston, vive un’infanzia segnata dall’iperattività. Negli anni della scuola sfogava tutte le sue energie camminando per raggiungere la classe a quattro chilometri da casa. Andata e ritorno. Tutti i giorni. La domenica poi macinava altrettanti chilometri, in bicicletta.

Non parlategli di allenamenti, lo annoiano. Ma sotto gara non ne ha per nessuno e arriva a superare le 10 ore tra pista e palestra.

Ma non c'è solo l'atletica tra gli amori sportivi di Bolt. È un appassionato di cricket che, praticato fin dall’età di 10 anni, ha fatto parte della sua vita ancora prima dell’atletica quando il futuro re dei 100 e 200 metri seguiva alla tv campioni come Courtney Walsh e Chris Gayle con i quali ha poi giocato una partita di beneficenza nel 2009.

Il calcio resta la sua seconda grande passione. Bolt non ha mai nascosto il sogno di far parte dei Red Devils, da sempre la sua squadra del cuore. E il 9 agosto, il giorno prima dell’inizio dei mondiali di atletica che si giocheranno a Mosca, vestirà la maglia del Manchester United in un’amichevole speciale. Prove di riscaldamento.