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Style Rock: le scarpe Barbanera


Costruzione classica, vibrazioni rock e olio di motore (meglio se Harley): così nasce la calzatura dall’anima corsara. Parola di Sebastiano Guardì.

di Giuliana Matarrese

Come vi è venuto in mente di fare scarpe?
Come tutte le cose belle, per caso. Ho conosciuto in treno Filippo, fratello di Alessandro Pagliacci. Malati di scarpe, riflettevamo sul fatto che non ce n’erano che potessero competere con le inglesi. Ho chiamato mio fratello Sergio, bassista, e l’ho convinto ad unirsi a noi. La prima è stata una Oxford bicolor, la Gatsby.

Perchè avete dato nomi rock ai vostri modelli?
Un marchio di fabbrica. Uno stile che guarda ai ribelli della storia, jazzisti come Miles Davis, e rockstar. Ci sono i boot Cash, le monkstrap Chet, e i Chelsea Starman

E i mocassini dedicati a Hemingway...
Prima delle rockstar, i ribelli erano gli scrittori. Pensa al fondatore del futurismo, Marinetti…
ho la prima edizione di Mafarka il futurista, quella non censurata.

Che c’entrano i pirati?
I pirati erano tra gli uomini più eleganti. Quando attaccava una nave, Barbanera era truccato e vestito ad hoc. Un piglio corsaro, legato al mare, che ci contraddistingue. Mio padre collezionava incisioni. Ne ho una del ‘500 con il timoniere che affronta la tempesta, metafora che amo molto.

Le tue ossessioni?
Gli orologi e le moto. Quello più caro è il Freccione del ’79, un Rolex Explorer amato da Steve McQueen. L’Harley le customizzavo, conservo ancora un carburante Fat Boy 1996, simbolo stesso dell’old school dei motori.

Prossimi traguardi?
Una linea di accessori. Dal calzascarpe alle giacche in pelle. Seguendo sempre il motto: verità e cultura.