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L’auto come un vestito


Intervista con Ross Lovegrove, designer della concept Renault

Ross Lovegrove è un cittadino del mondo. Gallese, si è formato a Manchester prima, con un BA in Industrial Design, e Londra poi, dove ha ottenuto un master al Royal College of Art, poi ha spiccato il volo: ha lavorato in Germania negli anni ’80 ridefinendo le linee dei walkman Sony e dei computer Apple, ha lavorato in Giappone per la Japan Air Lines, e in Italia, dove tra i suoi clienti ci sono marchi come Artemide, Luce Plan, Moroso, Driade. Una star del design, anche se per nulla snob. Informale, grande comunicatore, Lovegrove è un vulcano di idee. “Ho vissuto in Francia tre anni dopo aver finito gli studi”, racconta “e quando Renault mi ha chiamato per creare la Z28 ho esultato: uno dei miei sogni è sempre stato quello di disegnare un'automobile. È un'occasione che capita di rado. Nel passato il rapporto dei designer con l’industria dell’auto era differente, ma oggi credo di essere l’unico insieme a Marc Newson ad averlo fatto, e quando lui 15 anni fa ha creato la concept car 021C della Ford è stata una rivoluzione”.

Cosa offre il design di un auto che quello di una sedia o una lampada non hanno?
Il design dell’auto include molti aspetti: l’architettura, il design d'interni e quello dell’illuminazione. Questo è un sogno per un designer: concentrarsi su un oggetto in cui poter mettere valore in tutti questi aspetti. Quello che mi piace è che anche se si tratta di concept car, nel passaggio ai modelli in produzione si perde pochissimo dell’idea originale. Le concept car hanno aspetti positivi e negativi: mostrano agli acquirenti il potenziale della ricerca e del design, ma li frustrano quando si rendono conto di non poterle acquistare. L’auto che abbiamo realizzato però può essere prodotta in serie facilmente.

Quanto è importante per lei che si tratti di un veicolo elettrico?
È fondamentale. Le auto elettriche restituiscono una nuova dimensione alla città. I veicoli elettrici sono il futuro, e la bellezza non sta solo nel rispetto per l’ambiente ma anche nella silenziosità: te ne rendi conto solo guidandone uno. È verso questo tipo di esperienza che il mondo deve muoversi. Io sono un designer e ho disegnato persino una Aston Martin dal potentissimo motore a scoppio, ma credo anche molto nella tecnologia e quella non è una tecnologia che sposerei.

Come immagina le auto del futuro?
Molto cambierà nell’uso dei materiali. La Z28 sarà costruita in fibra di carbonio e penso che in futuro sarà più interessante vedere la consistenza e la superficie dei materiali: si tratta solo di aspettare il momento in cui scenderà il prezzo dei materiali compositi; allora mi piacerebbe lavorare a un’auto organica. Con i materiali compositi, potremo avere colori che attraversano i materiali e ottenere quella ricchezza che abbiamo nei tessuti: un’auto sarà come un vestito. Ma anche la miniaturizzazione delle batterie, che qui sono alloggiate sotto i passeggeri e permettono di risolvere problemi di spazio, evolverà: secondo me arriverà al punto in cui la stessa pelle dell’auto fornirà l’energia, magari con la tecnologia solare, e allora si potranno fare grandi cose dal punto di vista del design.

Lei sembra avere grande fiducia nella ricerca.
Ho sempre lavorato con processi tecnologici all’avanguardia, il problema semmai è che non tutti i clienti sono così aperti a nuove idee e metodologie come Renault. Il futuro è nella scienza, nell’ingegneria, nella fisica e il design può rispondere a tutto questo.

Ha altri progetti in cantiere?
Diversi, ad esempio c’è il secondo produttore mondiale di telefoni cellulari che mi ha chiesto di rivoluzionarne il concept. Il punto è capire cosa è un telefono oggi: se ci pensate sono oggetti bellissimi, ma così fragili, e le persone ci mettono queste cover, che è un controsenso, è come comprare una bella auto e coprirla con un sacco di plastica. Tutto ogni sei anni viene ridisegnato, ci muoviamo a una grandissima velocità, ma questo crea concorrenza tra i marchi. Quello che ha fatto Apple in questa industria è fantastico, ma penso che sia più interessante lavorare con gli inseguitori, perché hanno il desiderio di emergere e innovare. Il telefono del futuro potrebbe essere flessibile, superleggero, infrangibile, chi lo sa: certo è che se trovi la soluzione puoi conquistare il mercato.

Come mai la scelta di presentare l’auto in Italia?
Parte della mia ispirazione viene dall’Italia. Di recente ho tenuto una conferenza a Pordenone sul tema Inspiring Italy che mi sembrava avesse un duplice significato: è l’Italia che ci ispira o l’Italia ha bisogno di ispirazione? In realtà voi avete già tutto quello che è necessario per risalire, dovete solo trovare una nuova economia, una strategia. In Italia si possono fare grandi cose, io sono un amico dell’Italia, e voglio vederla risalire. Ma questo discorso riguarda tutta l’Europa. Siamo europei, e io sono stato uno dei primi designer a marchiare un prodotto Made in Europe, per Luce Plan: lo sostengo da 17 anni: non si può più essere nazionalisti, perché l’Europa ha tutto, le risorse, l’intelligenza, il design che possono dominare il mondo. Obama ha annunciato il finanziamento di due programmi: il primo è per la ricerca della materia oscura nell’universo, l’altro riguarda il funzionamento del cervello umano. In Europa costruiamo sedie e lampade, e non c’è nulla di male in questo, ma abbiamo bisogno di idee più ambiziose: l’auto potrebbe rappresentare una di queste, perché è usa moltissime risorse, è un traino dell’economia ed è in grado di creare moltissimi posti di lavoro.

Testo Marco Consoli