Questo sito contribuisce alla audience di panorama

Pitti Uomo 89, il ritorno del vero denim


Pesante, rigido e scurissimo. Con impunture bianche a contrasto, su jeans blu navy e capispalla ispirati agli Anni Settanta. È il protagonista della prossima stagione invernale

di Annalisa Testa

Non manca mai nel guardaroba maschile. Ma è in continua evoluzione. Il denim della prossima stagione invernale, studiato minuziosamente durante l’edizione numero 89 di Pitti Uomo, cambia lavaggio. E, in alcuni casi, anche taglio.

Diventa più scuro. Quasi nero. Il tessuto ha un’armatura pesante che rende jeans e giubbini quasi rigidi. È il denim in purezza, quello che si indossa appena uscito dal telaio. Il più amato dai denimheads, i super esperti in fatto di jeans. Non ha lavaggi sabbiati o stoned ed è rigorosamente caratterizzato dalla cimosa, quel bordo intero di una pezza di tessuto, che si riconosce a ridosso dell’orlo (è una striscia di tessuto di diverso colore, di solito rossa, che delimita il bordo della stoffa grezzo). La si trova, per esempio, sui jeans di Tellason, brand newyorkese che ha esposto la nuova collezione invernale al’interno di Born in the USA, collettore di aziende americane che prducono denim, boots e accessori ispirati alla cultura del menswear statunitense. Tra questi anche Knickerbocker Mfg. Co brand con sede a Brooklyn che a Pitti ha portatato uno dei capi di punta. Un giubbino in denim con impunture a contrasto e dal taglio minimal, ispirato alle casacche da thai chi.

È un nuovo denim anche quello della capsule The Sartorialis per Roy Roger’s disegnato da Scott Schuman, fotografo street style fondatore del blog The Sartorialist. I capi hanno una struttura impeccabile, ispirati alla tradizione degli Anni Settanta, ma rielaborati in chiave contemporanea. La vita si alza, la gamba si ammorbidisce e la lunghezza aumenta. Il denim è giapponese e italiano impreziosito da etichette in cotone realizzate, esclusivamente per la collaborazione, con vecchi telai a navetta.

Sui capispalla President’s sceglie di tessere il denim insieme a sottili fili di lana merino: il risultato è un giubbino dalla consistenza morbida che mantiene però un fit asciutto. Mentre Wesc propone un giaccone imbottito in pura lana vergine ispirato alle field jacket indossate dai boscaioli canadesi. Infine ci sono quei marchi che hanno fatto del jeans il proprio businesscard. A partire da Gas che declina in decine di nuance differenti un’intera collezione, uomo e donna, fatta di capi che diventano quasi una nuova divisa: dal parka militare al blazer cangiante fino al cinque tasche lavorato jacquard. E poi Franklin& Marshall che torna a Pitti per raccontare la propria idea di libertà fatta di capi in denim con effetto vintage declinati per assecondare le necessità di un globetrotter metropolitano.