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Oliver Stone: la storia mai raccontata


Esce il docu-film del regista sugli ultimi decenni di poltica estera americana. Cinque anni di ricerche e dieci ore di montato per rivisitare la storia

di Cristiana Allievi

«L’ho fatto per i miei figli. Spero che anche il futuro leader del mondo, o la futura leader, possano rimanerne influenzati. Volevo che i giovani avessero una versione diversa della storia. Sono cresciuto imparando la storia ortodossa dell’America, che racconta la nostra eccezionalità, il nostro fare solo cose buone nel mondo. Secondo questa visione la vittoria della Seconda guerra Mondiale, con la bomba atomica, era una necessità, così come lo era il Vietnam. E tutto questo non è vero».

Nel 2008, quando Bush è stato rieletto, Stone ha deciso che “il tempo per le storie era finito, ed era ora di andare alle radici”. «Ho studiato moltissimo, ho lavorato per cinque anni mettendo al centro la mia vita, dal 1940 in poi, per dare un taglio personale. “Perché io ho fatto certe cose? Perché gli Stati Uniti si sono comportati in un certo modo?” sono state le domande che mi hanno guidato in quella che è stata la più grande sfida della mia vita».

Disponibile da oggi in un cofanetto di quattro dvd (distribuito nei punti vendita da Cinehollywood che è anche il curatore dell’edizione italiana, a 39,99 euro) OLIVER STONE – USA La storia mai raccontata, smonta 75 anni di storia degli Stati Uniti e ne ripropone una versione di grande respiro, lontana da quella dei libri di scuola, elencando tutte le possibilità mancate nella politica estera Usa. «Cosa sarebbe successo se Henry Wallace fosse diventato presidente al posto di Truman? L’America sarebbe stata diversa. Non ci sarebbe stata la Guerra fredda e l’America avrebbe potuto gettare le basi per diventare una grande democrazia. Invece quella nuvola sopra Nagasaki è stato il momento in cui ha perso la sua autorità morale».

Il regista sta portando le sue tesi in giro per il mondo, supportate da una carrellata di immagini di repertorio terrificanti. «Inghilterra e Giappone hanno avuto reazioni sorprendenti al documentario, ogni giorno avevo almeno 20 telecamere sulla mia faccia e la stampa ne ha parlato benissimo, sono più distaccati degli americani. E pensare che in Giappone a scuola non parlano della bomba atomica, l’America ha imposto il suo modo di pensare, la sua visione delle cose. Noi abbiamo toccato la versione ortodossa dei fatti. Abbiamo messo le mani nell’oscurità, l’abbiamo tirata fuori e sceneggiata per restituirla al mondo. Sperando che il futuro vada verso una democrazia più capace di porsi al servizio dell’uomo».