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Oliver Stone compie 70 anni: 5 ruoli iconici che ne hanno segnato la carriera


Dall’allenatore Al Pacino in Ogni maledetta domenica al sergente Dafoe in Platoon: ecco chi sono i cinque uomini iconici creati dal cineasta americano

di Giuliana Matarrese

Insegnante in Vietnam, militare volontario nell'esercito degli Stati Uniti in uno dei periodi più cruenti della sua storia, marinaio sui mercantili, tassista e corriere. Oliver Stone, che oggi compie settant'anni, non è mai stato solo un regista, ma anche il corpo stesso dell'America, della sua storia, dei suoi sbagli e delle sue ferite.

Figlio di un agente di cambio statunitense di origine ebrea e di una casalinga francese che si erano conosciuti durante la guerra, i conflitti mondiali lo hanno segnato fin dai natali. Un trauma che mostra senza pudori nelle sue opere, mettendo a nudo gli effetti drammatici che la guerra ha sull'uomo. Ma non è solo quello, Oliver Stone: ormai padre fondatore di una certa filmografia americana, che ha ereditato a piene mani da Martin Scorsese, non a caso suo professore alla New York University Film School, i suoi uomini sono divenuti, nel bene e nel male, fenotipi di certe categorie umane. 

Uno su tutti è Al Pacino, allenatore protagonista di Ogni maledetta domenica, pellicola del 1999 dove l'attore italo-americano è Tony D'Amato, coach di football vecchio stile che resuscita una squadra in crisi d'identità e piena di dissidi interni, quella degli Sharks, in barba agli infortuni, ai caratteri bizzosi dei nuovi talenti, e alla proprietaria della squadra, che desidera vendere. Il suo discorso di incoraggiamento nella pausa di una partita che sembra ormai perduta ai play-off contro la squadra locale a Dallas, è divenuto pietra miliare sia della carriera di Al Pacino che di quella dello stesso Stone.

Una morale del riscatto, che torna anche in Platoon, opera per la quale ha vinto uno dei suoi due Oscar come miglior regista (l'altro è per Nato il Quattro Luglio). Nonostante sia Charlie Sheen il protagonista, a troneggiare come presenza scenica e anche simbolica è Willem Dafoe, che nel film è il sergente Elias K. Grodin, di stanza in Vietnam, un purista che disprezza le scelte disumane del superiore Barnes, ed è disposto a morire pur di non cedere la sua anima al nemico, che, come commenterà il protagonista nel finale, "non erano i Vietcong, ma noi stessi." 

Critica spietata alla violenza, e alla linfa vitale che essa trova nei mass media, è invece Mickey in Natural Born Killers- Assassini nati,interpretato da Woody Harrelson. Il progetto, nato da una sceneggiatura dell'allora giovanissimo Quentin Tarantino, e che Oliver Stone stravolse, si rivoltò contro di lui come una lama a doppio taglio, accusato da critica e pubblico di mettere in scena troppa violenza, nel tentativo di criticarla. Le corse sfrenate sulle highway americane di Mickey e della sua Louise, Mallory, tra folli omicidi e traumi mai superati, rimangono comunque scolpite nella cinematografia a stelle e strisce.

E molto criticato fu anche il Jim Morrison interpretato da Val Kilmer in The Doors: un film che voleva raccontare l'ascesa alla fama del Re Lucertola, i suoi dissidi interiori, gli amori tormentati e il rapporto ambivalente con alcool e droghe, riservando il ruolo del protagonista ad un Val Kilmer spaventosamente simile al cantante leader dei Doors, le imprecisioni storiche, così come le esagerazioni lo hanno reso oggetto di disamine al vetriolo da parte dei fan. Ma, come scrisse il Guardian nella sua recensione " è un film pomposo, sbilanciato, che sembra perfetto, ma non ha nulla sotto la superficie. Il tipo di biopic che Jim Morrison avrebbe meritato".

Infine, la prova attoriale di Colin Farrell come Alessandro Magno in Alexander, del 2004. Film accolto male e criticato negli Stati Uniti, accusati a sua volta dal regista di essere ignoranti e non conoscere la storia, la produzione holliwoodiana racconta le vicende del giovane re di Macedonia che conquistò l'estremo Oriente, tra pantagrueliche scene di guerra, elefanti, cavalli ed effetti speciali compresi, e dilemmi morali dell'uomo che a 25 anni aveva guadagnato un impero. 

Un'antologia degli uomini, così come delle loro mancanze, difetti e viltà, che Oliver Stone ha saputo descrivere in maniera certosina,nei suoi primi 70 anni.