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Il tennis di Nadal


Il dritto a uncino, i 4.900 giri al minuto delle sue palle, la potenza: particolari di un fenomeno unico

di Annalisa Testa

Nadal non è mancino. O meglio, non è mancino fuori dal campo. La notizia lascerà a bocca aperta quelli che il tennis solo quando ci sono le belle finali... e, magari, sorprenderà un po’ meno quelli che il tennis è la mia ragione di vita. 


Rafa nasce bimane, sia di dritto sia di rovescio. A otto anni già sparava meteoriti oltre la rete impugnano con due mani quella racchetta che, all’epoca, era ancora più grande di lui ma che già domava e controllava come fosse il prolungamento delle sue stesse braccia. Vinceva così in scioltezza i tornei Under (12-14-16-18) con due anni di anticipo. Poi dovette scegliere. Decise di staccare la mano destra e trasformò il suo dritto mancino, chiamato anche dritto a uncino, in un colpo micidiale, con una rotazione della palla in topspin devastante per l’avversario che, appena tocca il suolo, se la trova già oltre la spalla costringendolo a colpire sempre e solo in difesa. Per capire: la palla di Nadal compie 4.900 giri al minuto. Quella di Federer 2.700, mentre la media di quella di Agassi e Sampras era di “solo” 1.900 rotazioni su se stessa.

Nadal è forse l’unico superstite, in termini di regolarità e protagonismo, dei mitici Fab Four ed esce trionfante dagli ultimi U.S. Open con un 6-2, 3-6, 6-4, 6-1 a spese di Novak Djokovic, che è riuscito a esultare soltanto al termine del lungo scambio durato ben 54 colpi che ha tenuto col fiato sospeso le tribune gremite dell’Arthur Ashe Stadium. Il suo stile è qualcosa di gestualmente nuovo. Il suo dritto è un’innovazione. "Nessuno secondo me ha ancora capito come diavolo fa questo dritto. Devono ancora studiarlo, prima di riprodurlo, e poi devono comunque provare a simularlo di destro e ho la sensazione che non sarebbe la stessa cosa. Mi vien da pensare che forse è semplicemente un fenomeno unico", spiega Gianni Clerici che ha assistito nella sua carriera tennistica e giornalistica a tutti i cambiamenti tecno-tattici dei colpi.

Nadal, forse, potrebbe rientrare in quella categoria di giocatori che hanno inventato un colpo o che ha contribuito a renderlo più efficace. Oggi, i campi su cui si scannano gli juniores sono pieni di ragazzini che sbracciano alla Nadal, non chiudono un finale (il manuale lo vuole sulla spalla opposta alla mano che colpisce), assomigliando più a cowboy che si preparano al lazo durante un rodeo. La palla che esce dal piatto corde di Nadal è uno schiaffo in direzione di certi angoli del campo mai esplorati, che lasciano l’avversario di stucco e incredulo di fronte a quello che ha appena assistito. Il suo è un diritto di potenza. Seppur ragionata, d'accordo. Ma è senza dubbio la sua arma vincente. Sarebbe però da chiedersi: ma, se tra le due mani, avesse scelto come dominante la destra?