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È morto Sam Shepard, lo scrittore che ha raccontato l’America


Il lavoro come commediografo e il premio Pulitzer, le collaborazioni con Wenders e Malick: chi era Sam Shepard, scomparso ieri a 73 anni

di Giuliana Matarrese

Autore, commediografo, scrittore e vincitore del Premio Pulitzer per The Buried Child del 1979, attore candidato all'Oscar: sono troppi i titoli dei quali Sam Shepard si è appropriato nel corso della sua lunga carriera, interrottasi ieri a causa di una sclerosi laterale amiotrofica della quale soffriva da parecchio. 

Definirlo istrione è fargli un torto, il termine non riesce a restituire appieno la grandezza di un uomo che è stato eccellente in qualunque veste abbia deciso di calarsi: dallo scrittore autore di drammi capaci di raccontare la fine dell'illusione del sogno americano, a commediografo, passando per l'attore, ruolo che ha ricoperto lavorando con i registi più grandi del secolo scorso. 

Nato a Fort Sheridan nel 1943, dopo il teatro, nella metà degli anni settanta, approda al cinema, ne I giorni del Cielo di Terrence Malick, performance per la quale riceve la candidatura come Miglior attore non protagonista. Da lì il destino è segnato, e a chiamarlo, per quel suo profilo così dichiaratamente americano e per l'intelletto, molto più crepuscolare, ed europeo, sono in tanti, da Wim Wenders (Non bussare alla mia porta) a Robert Altman (Fool for Love) a Ridley Scott (Black Hawk Down) e Nick Cassavettes (Le pagine della nostra vita). Una capacità di declinarsi unica nel suo genere, che lo ha reso alleato prezioso dei cineasti con i quali ha collaborato, che hanno chiesto a lui collaborazioni anche in fase di scrittura della sceneggiatura, da Michelangelo Antonioni per Zabriskie Point al solito Wenders che con lui scrisse Paris, Texas. Titoli non casuali, nei quali Shepard ha infuso quella sua poetica priva di illusioni rispetto a quell'Occidente che aveva raccontato un sogno del quale Shepard metteva in mostra nervi scoperti e idiosincrasie. Il mondo dorato dello showbusiness di Rocksta, le highways desolate di Motel Chronicles, non più portatrici di quel decantato viaggio coast to coast americano, alla scoperta del continente, ma sinonimo della solitudine umana di uomini allo sbando.

Un'America, che, senza di lui, da oggi, è ancora un po' più sola.