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È morto Gene Wilder: i 3 ruoli iconici dell’attore americano


Da Willy Wonka a Frankestein Junior passando per uno degli episodi più divertenti di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso: quali sono i ruoli che hanno consacrato l’attore scomparso oggi

di Giuliana Matarrese

La conferma è arrivata ad Associated Press da uno dei suoi nipoti: dopo una lunga battaglia contro l'Alzheimer, si è spento ad 83 anni l'attore Gene Wilder, comico americano assurto alla fama negli anni settanta.

Una carriera quella di Gene, figlio di ebrei russi immigrati, iniziata in sordina, e costruitasi in una scuola di teatro inglese, dove è forse fiorito quel suo humor nero, sarcastico, poi divenuta una delle sue cifre assolute, e che lo ha reso riconoscibile e amato anche molti decenni dopo.

A notarlo per primo è Mel Brooks, che lo conosce tramite sua moglie, l'attrice Anne Bancroft, e lo scrittura in Per favore non toccate le vecchiette del 1968. Ma è solo l'inizio, per un uomo divenuto tutt'uno con alcuni dei ruoli più salienti della sua carriera. Il primo è quello del cioccolataio Willy Wonka, nel primo adattamento cinematografico del romanzo La Fabbrica di cioccolato di Roald Dahl, nel 1971. Una pellicola che poi verrà disconoscosciuta dallo scrittore, per via della sceneggiatura stravolta e del peso secondo lui eccessivo dato a Wonka a scapito di Charlie, il bambino che nella sua opinione avrebbe dovuto essere il vero protagonista, Gene non è la prima scelta. Dopo che Spike Milligan, Ron Moody e Jon Pertwee rifiutano la parte, tocca a lui indossare il mega papillon dello stravagante venditore di cioccolata, a cui regala una personalità eclettica, fonte di ispirazione anche per Johnny Depp, che poi ha interpretato lo stesso ruolo molti anni dopo. Il film sul momento è un flop, ma con il passare degli anni diviene addirittura un successo commerciale. 

Un talento, il suo, che si sposa bene anche con il sarcasmo newyorkese di Woody Allen, che infatti lo vuole in uno degli episodi più divertenti di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso...e non avete mai osato chiedere, del 1972. In Che cos'è la sodomia?, infatti, Wilder è un pastore armeno innamorato della sua pecora, che cerca di curare il suo disturbo recandosi da uno psicologo, che, a sua volta, cade vittima della malia dell'ovino, dando luogo ad una eclatante relazione a tre carica di sotterfugi e tradimenti. 

A portare la sua firma, è il suo più grande capolavoro, Frankenstein Junior: la sceneggiatura, scritta da lui e rimbalzata tra molti registi insicuri del progetto per diversi anni, vede la luce nel 1974, proprio insieme a Mel Brooks. Wilder è così Frederick Frankenstein, nipote del più celebre Victor, che si trova nonostante gli scetticismi, a ripetere gli esperimenti del nonno in compagnia del nipote del servitore del suo antenato, Igor, la sensuale Inga come assistente, e la ex amante del nonno,  Frau Blücher. Divenuto un cult per alcune delle sue battute (Si può fare!) e scene dalla comicità grottesca, come quando balla il tip tap con Igor, il ruolo lo consacra nel pantheon dei comici di Hollywood. Un'immagine, quella del dottor Frankestein, che rimarrà per sempre associata all'attore di Milwaukee, all'anagrafe Jerome Silberman. Un uomo che, dopo aver deciso da bambino di far ridere sua madre, emotivamente fragile, è andato avanti per tutta la vita facendo ridere il mondo.