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Cose da un altro mondo


Oggetti che raccontano storie: Simone Moro, una vita a 8.000 Metri. Dove conta ciò che porti, ma anche ciò che scegli di lasciare a casa.

L’uomo, Simone Moro. Le sue cose. Non tutte, forse le più significative. Quelle che lo rappresentano, lo spiegano, lo raccontano. Compagne di percorsi, traguardi, salite lunghissime e liberatorie discese. Viaggi. Che nel suo caso si chiamano spedizioni. Ne ha portate a termine decine arrivando per 11 volte in cima a montagne da 8 mila metri. D’inverno, quando il freddo è più arrabbiato e l’improbabile diventa impossibile. «Quasi impossibile. Quasi è una parola magica, l’unica chiave per credere che ogni limite sia superabile», spiega questo bergamasco cresciuto «a ridosso di una zona sfigata delle Alpi». Un cittadino che all’asfalto ha preferito una direzione scivolosa e verticale.
Cose. Che non fanno dimenticare ciò che si è lasciato a casa. «Cose ordinarie, piccole, a cui riesco a dare un valore enorme perché momentaneamente me ne spoglio. Se in questo momento ho sete, mi alzo, faccio due metri, riempio un bicchiere e mi passa. Se ti viene sete in alta quota, e te ne viene tanta, per ogni litro devi sbancare un metro quadro di neve. E ottieni acqua distillata, come quella del ferro da stiro o della batteria del motore. Se è quello che bevi per due mesi, al ritorno non dai per scontata nemmeno una bottiglietta di plastica. Vai su, fino a ottomila metri, per capire quanto sia importante stare con i piedi per terra».

Testo: Marco Morello
Foto: Simon