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Moda uomo: Milano e Parigi a confronto


Dalle passerelle milanesi, in cerca di rigore, a quelle parigine, pronte sempre a provocare. Come cambia lo stile maschile per l’autunno/inverno 2015

di Valentina Ardia

Provocazione o rigore? Slanci artistici o riflessioni di genere?
Se a Milano ha sfilato una moda uomo votata alla fusione di generi e alla ricerca di un centro di gravità permanente  (qui la nostra analisi) che potesse riportare la moda maschile all'essenziale (con qualche colpo di tavolozza qua e là), la fashion week parigina è apparsa, come da copione, decisamente più anticonformista.

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Non fosse per lo show-scandalo dell'americano Rick Owens che di tanta mascolinità auspicata ha lasciato traccia ineluttabile facendo sfilare i suoi modelli senza mutande. Lo stilista americano, sulle pagine dei quotidiani e dei tabloid inglesi, difende le sue scelte stilistiche come un ritorno alle origini tribali dell’uomo. Quello che però rimane è l'ilarità del nomignolo che da oggi lo apostrofa come "Dick Owens" e l'inutilità di tanta libertà.

In fondo se anche la moda è arte, se non addirittura performance, non possono certo mancare le citazioni grafiche, le collaborazioni artistiche e i riferimenti ai maestri del passato. Kim Jones, designer di Louis Vuitton, ha scelto di rendere omaggio al pioniere del fashion britannico Christopher Nemeth, i cui abiti fatti sono ancora un'icona ispirazionale. Jones ne esalta il motivo della corda incorporandola nella tela Damier di Vuitton per montgomery e giacche di appeal contemporaneo.

Diversamente hanno fatto i designer di Valentino che hanno collaborato con il pittore australiano Esther Stewart, traslando le sue composizioni geometriche su tutta la collezione, dai parka slim-fit ai maglioni ad intarsio. Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli sono partiti dai Ballets Russes, l’esperimento di creatività totale che, negli anni Venti del Novecento, vide Djagilev collaborare con la crème degli artisti del tempo, per realizzare capi grafici e con un'estetica di retaggio Mod che è sempre cara al duo.

Tra dandy sempre più ambigui, vedi anche i gentleman ottocenteschi con frac e foulard al collo che hanno sfilato da Berluti, e rockers anni Settanta (perché Saint Laurent non poteva che concludere la kermesse parigina con la sua schitarrata rock campione di incassi ad ogni stagione), quello che forse dovrebbe far riflettere è che di uomini non ha più senso parlare. Ma di stile in senso assoluto. Non sarà quindi un caso che anche Thom Browne abbia inscenato un funerale vittoriano con tanto di velette e collezione total black? Attendiamo fiduciosi una rinascita primaverile.

Foto: Ilario Vilnius