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Mike Tyson raccontato da Spike Lee


Tutti i segreti della leggenda della boxe nell’autobiografia e nel docu-film firmato dal grande regista

di Chiara Degl’Innocenti

Quando si dice Mike Tyson la mente corre ai combattimenti feroci, al sangue lasciato sui ring, alle ingiurie. Poi alla condanna per violenza sessuale, alla droga fino all'abuso di alcol. Eppure Tyson, 47 anni, non è un uomo finito. Fa ancora parlare di sé e fa outing nella sua recente biografia "Undisputed Truth: My Autobiography" dove dedica un ampio spazio al secondo match disputato a Las Vegas nel 1997, quando era ancora il pugile pieno di rabbia che voleva vedere morto l’avversario. "Odio me stesso", rivela in alcuni estratti del libro. "Sono un cattivo soggetto a volte. Ho fatto un sacco di cose cattive e voglio essere perdonato. Voglio cambiare la mia vita, voglio viverla diversamente ora. Da sobrio. Non voglio morire. Sono ancora in pericolo perché sono un alcolista".

Al pugilato Iron Mike ha donato se stesso. Nel 1986, a vent'anni, era il più giovane campione del mondo dei pesi massimi. Ha contribuito a dare una popolarità universale al mondo della boxe facendola entrare in ogni casa dalla porta principale. Ha raggiunto incassi record al botteghino e arricchito quel mondo che lo ha osannato prima e ripudiato poi. La sua è la storia di un uomo, che malgrado la stazza è debole, colleziona errori uno dopo l’altro che riempiono le pagine dei giornali e fanno vendere libri. Mike Tyson si è reso colpevole, è stato condannato ad anni di prigione e a un ergastolo morale. Ha pagato, sta pagando. Senza sconti.

Adesso nel docu-film in bianco e nero, che si intitola come l’autobiografia e che uscirà il 16 novembre, il regista Spike Lee racconta le verità, i segreti, i successi e i fallimenti di quest'uomo controverso che, piaccia o no, è una leggenda.

Nella pellicola "Undisputed Truth" si celano due ore di monologo del campione, come in un’intima confessione dolorosa. C'è la storia che lo lega all’avversario Evander Holyfield con il morso all'orecchio e la squalifica, c'è un Mike, tenero e pazzo padre, che al dramma di non aver mai conosciuto il suo di padre lega quello di aver perso la figlia di 4 anni in un incidente. "Ho fatto molti errori, con i miei figli. Ma quando sono giù, mi dico che potevo essere un padre peggiore. Questo può fare un genitore: essere migliore dei suoi genitori”, spiega Tyson. Nel film c'è anche il primo matrimonio fallito, le botte, il divorzio. C'è un Tyson innamorato della terza moglie Kiki, ci sono la droga e l'alcol di questa sua vita lacerata. Ma non ancora finita.