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Martin Luther King: i 50 anni di "I have a dream"


Il discorso che il reverendo pronunciò il 28 agosto 1963 a Washington ha segnato una nuova era sull’uguaglianza e i diritti civili

di Chiara Degl’Innocenti

Sono trascorsi 50 anni da quel 28 agosto in cui il reverendo Martin Luther King pronunciò il discorso “I have a dream”. Ora gli Stati Uniti e il mondo intero celebrano l’anniversario della sua famosa marcia da Atlanta a Washington contro la segregazione razziale per reclamare i diritti civili per la minoranza afroamericana. Il Time dedica uno numero speciale all’evento e a quelle parole che sono state il sogno e il credo per milioni di persone. Fino a Barack Obama, il presidente americano che molti vedono come l'incarnazione estrema del sogno di Luther King. Il titolo scelto dal Time è più che significativo: Martin Luther King, l'architetto del 21° secolo - Grazie a una singola frase si è unito a Jefferson e a Lincoln nella serie degli uomini che hanno disegnato l'America moderna.

Proprio alla fine del 1963 la rivista americana scelse King come personaggio dell’anno. Ora, in edicola come online, il settimanale propone decine di testimonianze famose, anche video, che raccontano quel giorno e quello che ha rappresentato per l’umanità.

IL DISCORSO

Martin Luther King, pastore evangelico, attivista politico, il più giovane premio Nobel per la pace nel 1964, nasce ad Atlanta (Georgia) il 15 gennaio del 1929. Laureato presso il Morehouse College nel 1948, nel 1955 ottenne un dottorato alla Boston University. Si sposò con Coretta Scott ed ebbe quattro figli.

Nel 1963, mentre era alla guida di una protesta non violenta contro la segregazione razziale in Alabama, venne arrestato. Era la ventesima volta. In prigione scrisse “Letter from a Birmingham Jail” (Lettera dalla prigione di Birmingham) che divenne il manifesto del movimento per i diritti civili. Le parole che passarono alla storia (tra le altre) furono: "L'ingiustizia che si verifica in un luogo minaccia la giustizia ovunque".

Fu poi per il centenario dell’approvazione del Proclama di Emancipazione degli schiavi nei territori confederati che King organizzò una marcia su Washington. Ben 250mila persone parteciparono e ascoltarono il famoso discorso “I have a dream”. Quelle parole resero la speranza agli afroamericani individuando in King un nuovo Mahatma Gandhi che attraverso la non-violenza portava a credere nell’uguaglianza e nel cambiamento sociale che rendeva moralmente inaccettabile l’oppressione.

Al Time le star Harry Belafonte e Joan Beaz, il politico Jesse Jackson e la più giovane candidata al premio Nobel per la pace, la studentessa pakistana Malala Yousafzai, raccontano il passato, il presente e le speranze future legate a quel sogno che qualcuno tentò di spezzare a Menphis il 4 aprile 1968 uccidendo il pastore King. Lui morì ma di certo non le sue idee. Nè il suo sogno.

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Alcuni passi del discorso:

... io ho sempre davanti a me un sogno. È un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno: che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme intorno al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno: che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.
Io ho davanti a me un sogno: che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere...

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Per leggere i contributi e le testimonianze integrali sul Time: "One man. One march. On speech. One dream" .