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Italy. Best of.


Lucamaleonte è un caso inusuale di eccellenza italiana. Uno che vive la street art come lavoro, e il lavoro come dovere estetico

Lui si chiama Luca, ma è Lucamaleonte il nome con cui porta avanti il proprio sogno. Un nome di battaglia. Combatte, lotta, vince, perde, a volte si perde e si ritrova.

Luca fa l’artista, lo fa davvero, è il suo lavoro (sopra, una gallery delle sue opere più recenti e rappresentative). Un lavoro nel quale non si basta a se stessi, dove non serve solo saper fare qualcosa, ma bisogna trasmettere emozione. Sembrerà banale ma è tutto qui. Dipingere, creare, scrivere, sono verbi che non rendono l’idea, te la fanno immaginare, ma è soltanto quando ti trovi davanti a un muro o una tela che riesci a capire se quella, per te, è arte.

Luca fa l’artista e lo fa a prescindere, lo fa perché gli piace, perché pensa che ce ne sia bisogno. È un ragazzo di trent’anni, sposato, con una voglia impellente di arrivare, che detto oggi sembra una bestemmia. È amato da collezionisti, artisti (anche da Banksy, che lo ha invitato a Londra insieme ad altri per dipingere all’interno di un tunnel della metropolitana), da gallerie d’arte e non solo. Ma non basta, non basta mai.

La prima cosa che mi dice quando arrivo nel suo studio a Ponte Milvio (una stanza che divide con un amico) è: io mi sa che mollo tutto… devo trovarmi un lavoro «…». Perché la crisi colpisce tutti, e anche se hai fatto mostre in tutto il mondo, la verità è che ricominci sempre a combattere.

Luca fa l’artista perché è una persona seria, uno che crede e cerca modelli che possano traghettarlo verso qualcosa di potente, di emozionante, di nuovo. Ma di nuovo c’è ben poco, secondo lui. Filosofi greci, sovrani illuminati, pensatori, qualcuno che sia stato in grado di fare la storia per un’idea o un sogno, per l’arte o per tutti: questi oggi sono i suoi modelli. È bisogno, bisogno di comunicare, che poi è quello che cerchiamo di fare tutti noi, tutti i giorni, con le persone che amiamo. Luca fa l’artista perché ama i suoi quadri, ama quelli dei suoi colleghi e amici, e adora l’estetica delle cose come quella dei sentimenti, perché potrà sembrare strano ma l’attenzione al dettaglio e la passione possono rendere tutto più bello, affrontabile, unico.
(leggi il testo integrale su "Icon" n. 8, marzo 2013)

Testo di Matteo Maffucci (che su Icon racconta storie notevoli di ragazzi italiani che si danno da fare lontani dalle cronache)