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Leonardo DiCaprio non solo Wolf of Wall Street


Il suo ultimo film sta facendo discutere negli Usa ed è tra le pellicole più attese in Italia. Ma il successo non lo distoglie dall’impegno ecologista. Anzi. Leo ha un’anima sempre più green e nel 2014…

di Chiara Degl’Innocenti

Leonardo DiCaprio dal 1990 recita in media un film all’anno e fa sempre bingo. Dopo il successo del Grande Gatsby, si appresta a replicare con The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese, la sua ultima interpretazione, nelle sale italiane dal 23 gennaio. Leo è un vincente: da sempre riscuote successi al botteghino e da anni colleziona fidanzate, soprattutto tra le modelle. Ma chi è il vero DiCaprio? Niente a che vedere con il broker spregiudicato Jordan Belfort che interpreta nel nuovo film, di cui è anche il produttore, o con lo spreco disinvolto del ricco mondo di Hollywood. Il divo di Titanic non si è fatto travolgere dal successo e non è mai venuto meno al suo impegno ambientalista, che pare aumentato in questi ultimi tempi in cui l’attore ha deciso di dedicarsi di più a se stesso e, appunto, all’ecologia. Seguendo così le orme di altre star, come George Clooney, Robert Redford e Brad Pitt.

Vegetariano convinto, DiCaprio ha raccontato di sprecare al minimo l’acqua limitando il numero delle docce (si parla di un paio alla settimana, ed evita la vasca da bagno), di fumare sigarette elettroniche, di aver appena acquistato un appartamento ecosostenibile nel Greenwich Village a New York e, impegni permettendo, di usare la bicicletta. Nel suo garage sono parcheggiate un’ibrida Toyota Prius e una più principesca Karma Fisker, la prima auto elettrica di lusso. Ma il suo impegno per la salvaguardia dell’ambiente non si ferma qui. DiCaprio si è impegnato a finanziare il team Venturi Automobiles che parteciperà al primo Campionato di vetture elettriche che si sfideranno sui maggiori circuiti del mondo dal prossimo settembre al giugno 2015. «Il futuro del nostro pianeta dipende dalla nostra capacità di abbracciare veicoli che usino energia pulita e siano efficienti», ha recentemente dichiarato.

L’anno scorso con la petizione Hands off my parts, per salvare gli elefanti thailandesi dalla morte e dall’esportazione dell’avorio, ha raggiunto un milione e mezzo di firme grazie alla diffusione della notizia dal suo sito  e tramite Wwf e Avaaz. Da tempo lotta e finanzia campagne per fermare il commercio delle pinne di squalo che portano alla morte oltre 70 milioni di esemplari l’anno. Insieme al Wwf ha seguito personalmente squadre antibracconaggio in Nepal e Bhutan con la campagna Save tigers now, supportando il progetto con tre milioni di dollari. Nel 2010 ha donato un milione di dollari ad Haiti, devastata dal terremoto, e ne ha donati altrettanti alla fondazione statunitense Wildlife Conservation Society.

L'impegno ambientalista di DiCaprio non è una novità: nel 2007 con il docufilm The eleventh hour, ma soprattutto con la pellicola candidata all’Oscar Blood diamondha raccontato il dramma del traffico di diamanti in Sierra Leone. Ora intanto resta in sospeso la produzione, con Tom Hardy e Tobey Maguire, del film sul business legato alla tratta illegale di animali selvatici in Africa che finiscono per diventare materiale per alcune case d’alta moda di Parigi. «Spero che vedendo questi film ci sia qualcosa su cui riflettere», sostiene DiCaprio, riferendosi anche a The Wolf of Wall Street che, nonostante con l'ambienete non c'entri, denuncia la spegiudicatezza della società odierna.
Che rilasci questo tipo di affermazioni anche per promuovere il film poco importa. Fondamentale è che il suo impegno resti costante e che sia di esempio per altre star.