Questo sito contribuisce alla audience di panorama

Lapo il sarto


Velluto, gessato, cashmere, teak. Carbonio, kevlar, nylon balistico. Elkann sveste e riveste le Ferrari a immagine e somiglianza del cliente. E, un po’, anche di se stesso – di Raffaele Panizza

«Se si potesse me la porterei a letto. Dico davvero. Ci farei l’amore. La bacerei lungo le fiancate tutta la notte. Questa è stata e rimane la mia più grande passione».

Il primo amore di Lapo Elkann scalcia, romba, sfreccia, e si chiama Ferrari. Una creatura già perfetta così com’è ma che lui, amante incontentabile, s’è messo invece a svestire e rivestire, spettinare e ripettinare, cambiandone il colore degli occhi e la pigmentazione, come un regista con la sua musa preferita, docile e rassegnata.

Se il marchio di Maranello è bacchetta magica e cilindro, Lapo è diventato il mago, capace di raccogliere comandi e desideri della clientela più facoltosa della Terra e realizzare nella fucina di Maranello le automobili dei sogni (i nomi di industriali, emiri e rockstar, gelosamente custoditi negli uffici del Cavallino, filtrano solo grazie a qualche indiscrezione: Eric Clapton, l’Emiro del Qatar Hamad bin Khalifa Al Thani e l’industriale indiano Ratan Tata sarebbero tra i primi ad aver ceduto alle lusinghe di Lapo “il sarto”).

Da oltre un anno il giovane Elkann si occupa di Ferrari Tailor Made, il progetto di personalizzazione e customizzazione voluto da Luca Cordero di Montezemolo. Una formula che il nipote di Gianni Agnelli sta tentando di sollevare dal regime dell’eccezione a quello della regola, da concessione accordata a un esiguo numero di amici vip a opportunità golosa per un più vasto club di fanatici della rossa: «Lo stesso Drake (nome di battaglia di Enzo Ferrari, n.d.r) aveva immaginato forme di personalizzazione dedicate ai personaggi più illustri: basti pensare alla 365 P con guida centrale realizzata da Pininfarina per mio nonno Giovanni Agnelli e alla 360 Barchetta color alluminio che l’Avvocato regalò a Montezemolo per il matrimonio.

Per non parlare della scocca “grigio Ingrid” pensata per Roberto Rossellini e Ingrid Bergman o della 410 Superamerica disegnata per Agha Khan. Ciò che faremo è rendere il servizio più efficiente, veloce e codificato in ogni passaggio: abbatteremo di molto anche i dieci mesi di consegna previsti oggi per una Ferrari completamene su misura».

Lapo parla del suo progetto senza esitazioni, senza incepparsi, senza concetti di marketing arditi e flamboyant. È un mondo che sembra possedere completamente, e la iena Enrico Lucci o l’inviato Valerio Staffelli avrebbero vita dura oggi a strappargli un’intervista paradossale o a farsi rilasciare una dichiarazione da Tapiro: «È vero. Non sono mai stato così bene nella mia pelle come adesso» dice, prima di elencare come un diligente manager neoassunto le infinte combinazioni di materiali e di opportunità offerte dal progetto.

«Prima di tutto ci saranno le tailor made ispirate alle “Classiche”, come la 250 GTO Tour de France, coi particolari rétro impreziositi da verniciature a triplo strato in grado di regalare alla scocca una luminosità molto intensa, impensabile negli anni 60. Poi ci saranno le “Inedite”, sulle quali utilizzeremo il velluto, il gessato, il cashmere per i tappetini e il legno di teak per ricoprire il vano interno del bagagliaio. E infine le Ferrari “Scuderia”, legate al mondo delle corse e dell’adrenalina, dove sperimenteremo materiali come il carbonio, il kevlar e il nylon balistico, utilizzato normalmente per l’imbottitura dei giubbotti antiproiettile».

E se mai quest’ultima suonasse coma una “lapata”, una bomba innescata e fatta brillare giusto per far scena, ecco il rampollo di casa Agnelli pronto ancora una volta a stupire recitando per filo e per segno tutta la scheda tecnica: «perché mai il nylon balistico? Perché ha una struttura estremamente grippante, e quando ti siedi nell’abitacolo è in grado di mantenerti le ginocchia salde, piantate nella posizione di guida, regalando l’impressione di ritrovarsi catapultati in una vera formula uno».

Una ricerca sui materiali cominciata nel 2010 insieme al designer del centro stile Ferrari Tommaso Cai e in corso ancora oggi: «Ci divertiamo a mixare e creare, come fanno gli chef: adesso stiamo lavorando a una nuova pelle con textures in carbonio, soluzione che sembra promettere parecchio bene. Per non parlare della ceramica per i freni, dei laminati in titanio, e di un nuovo gel a memoria di forma in grado di fotografare la sagoma del conducente e mantenerla all’infinito, per una posizione di guida pensata come una seconda pelle».

È proprio figlia del laboratorio Tailor Made la 599 California con cui Lapo si fa vedere in giro ultimamente, dipinta, come dice tutto d’un fiato, «di un blu Scozia opaco» e allestita con interni «carta da zucchero, carbonio blu e denim kubosa. Un tale successo che Aston Martin ci ha già copiati, avviando un programma di personalizzazione denominato Q. Se ti plagiano è un buon segno, no?».

È proprio figlia del laboratorio Tailor Made la 599 California con cui Lapo si fa vedere in giro ultimamente

Più improbabile la possibilità che faccia proseliti l’altra famosa Lapo-mobile, la 458 Italia con livrea mimetica che gli ha fatto fare il giro dei magazine di tutto il mondo: «Ecco, questo ci tengo a sottolinearlo: la Ferrari militare non fa parte del mondo tailor made, ma è una piccola follia che mi sono voluto concedere. È semplicemente la macchina di Lapo. La 599 California, invece, è l’auto di Lapo Elkann».

Per soddisfare la sete d’individualismo dei più grandi flambeur d’argent del mondo (inglesi, americani, svizzeri e cinesi in testa) il mondo sartoriale Ferrari ha anche immaginato un ulteriore e superiore livello di personalizzazione: le one-off, un numero limitato di auto realizzate sul modello della 458 e della FF: «in questo caso le possibilità di customizzazione diventano infinite, e la spesa sale: mentre per una tailor made il costo è circa del 25 per cento superiore a quello di listino, per le one-off si parte da un milione di euro per arrivare fino a sei. Con un personal designer che ti segue lungo tutta la progettazione».

A capo di LA holding, società che controlla Italia Independent e Independent Ideas (oltre a una serie di partecipazioni di minoranza in brand come I Spirit e Sound Identity), per Lapo Elkann lavorano a tempo pieno quasi ottanta persone.  «Anche perché i progetti in partenza sono tanti. Al Salone del mobile di Milano ne presenteremo uno nuovo insieme a Smeg, e presto debutteremo con Vertu nella telefonia.

Al Salone del mobile di Milano ne presenteremo uno nuovo insieme a Smeg, e presto debutteremo con Vertu nella telefonia

Abbiamo anche progetti nel campo immobiliare e dell’intrattenimento, dal cinema fino al web». Oltre, ovviamente, all’espansione del concetto di tailor made al maggior numero di settori possibile: «Mi piacerebbe lavorare con Airbus, Boeing e Bombardier sulla personalizzazione di velivoli dedicati alla executive aviation. Per un cliente americano ho già curato l’allestimento di un Falcon: l’avrei voluto tale e quale allo Stealth, ma per ragioni di sicurezza non è stato proprio possibile.

Così, l’ho fatto nero come i pianoforti Steinway, con gli interni in carbonio e cuoio, e le sedute blu e bianche ispirate alle camice  Brooks Brothers». Un momento di vera estasi imprenditoriale per Lapo, che lo porta persino a sbilanciarsi sul futuro di Ducati, un’altra grande “rossa” e un altro grande marchio italiano: «Mi considero un patriota e mi dispiacerebbe molto se la casa di Borgo Panigale venisse venduta all’estero e finisse in cattive mani.I manager però hanno fatto una richiesta economica esosa. Cosa farei se abbassassero le pretese? In quel caso sì. Potrei pensare davvero di farmi avanti con un’offerta».