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Kennedy: a 50 anni dalla morte l’icona di stile


Modello d’ispirazione per designer e stilisti, l’eleganza di JFK influenza ancora i gentleman dei tempi moderni

di Annalisa Testa

Capelli arruffati, polo a maniche corte, bermuda khaki, scarpe da barca portate senza calze e Ray-Ban Wayfarer calati sugli occhi. Oppure abiti sartoriali impeccabili, cravatte a righe che svolazzano al vento, doppiopetto blu, gemelli dorati o blazer in tweed con revers ampi e camicia a collo stretto.

John Fitzgerald Kennedy, 35° Presidente degli Stati Uniti, era un’indiscutibile icona di stile e modello di eleganza. In ogni occasione, in ogni momento della sua carriera politica o vita familiare. Dalla barca a vela alla Casa Bianca, dalla spiaggia di Palm Beach alla cerimonie più formali, dal campo da golf a quello da tennis.
Altri presidenti prima di lui hanno dichiarato uno stile personale: Harry Truman, il Presidente numero 33, aveva un debole per le camicie hawaiiane; Dwight Eisenhower, suo successore con origini militari non si separava mai dalla sua “Ike jacket” una blusa corta con una fascia intorno alla vita; Ronald Regan, il 40° Presidente segnato dai suoi abiti su misura che tenevano testa ai divi di Hollywood. Ma la classe di JFK ha lasciato il segno, un segno diverso. E ancora oggi, a 50 anni dal suo assassinio, nulla è cambiato.

Il guardaroba di Kennedy sembra uscire da un catalogo di Ralph Lauren o Brooks Brothers. Il suo era decisamente uno stile Ivy League, predecessore di quello che oggi viene definito “preppy”, che ebbe origine negli anni Cinquanta nei campus delle più prestigiose Università del Nord Est degli Stati Uniti. Mocassini, camicie botton down portate con le maniche arrotolate, giubbini sportivi, abiti su misura con giacche due bottoni e le spalle morbide o in flanella color antracite spezzati con pantaloni bianchi senza pieghe, una collezione quasi manicale di pull in cashmere, Shetland o lini leggeri indossati su t-shirt girocollo e chinos con risvolto alla caviglia.

E poi aveva quel modo elegante di indossare la polo. Nuance sobrie, quasi neutre, nessuno stemma, riga o stampa invadente. La portava non con i denim, che l’avrebbero resa un capo estremamente giovane e sportivo, ma con pantaloni di cotone ben stirati, una cintura intrecciata e un cardigan blu a coste larghe. Il Times lo definisce “cool factor”, che insieme a occhiali da sole e macchina decappottabile, rende il suo look memorabile, fonte di ispirazione per designer e stilisti nei decenni seguenti: da Thom Brown, Brooks Brothers, a Diego Della Valle che con il mocassino Marlin ha reso omaggio alla sua eleganza.