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È morto Leonard Cohen: il mondo piange l’artista canadese


Una carriera prolifica, illuminante, e che ha segnato la storia della musica d’autore mondiale: a 82 anni è morto Leonard Cohen

di Giuliana Matarrese

Le cause che hanno portato al suo decesso, avvenuto questa notte, ad 82 anni, nella sua casa di Los Angeles, non sono ancora state rese note. Ma forse non è così importante. L'annuncio ufficiale è arrivato dal suo profilo Facebook: abbiamo perso uno dei più prolifici e rispettati visionari della musica.

Impossibile dargli torto, considerando la carriera di Leonard Cohen, canadese di origine ebrea, padre polacco e madre lituana, 14 album all'attivo di cui l'ultimo, You want it darker, uscito solo un mese fa. Una carriera iniziata negli anni sessanta, il folk di Bob Dylan e Joni Mitchell, nati artisticamente nei suoi stessi anni, mischiato a Federico Garcia Lorca (il cui cognome è diventato il nome del suo secondo figlio) e all'ebraismo.

Un ebraismo con il quale ha convissuto felicemente per tutta la vita, anche quando negli anni novanta è stato ordinato monaco buddista nel monastero di Mount Baldy in California con il nome di Jikan (Silenzioso) e di cui ha infarcito alcuni dei suoi brani più famosi, Hallelujah su tutti. Nel poema sono infatti citati Betsabea, il Re David e Sansone. A rifarla sono stati Bob Dylan, l'unico termine di paragone possibile per Cohen, e Jeff Buckley, la cui versione è divenuta poi di culto.

Ma non solo la religione era l'argomento prediletto del cantante, che amava definirsi con forse troppa modestia un "poeta minore": lo spaesamento e la solitudine dell'individuo, la sessualità, gli angoli più remoti, nascosti e cupi dell'uomo, tematica da cui è nata un'altra carriera, quella di Nick Cave, che a lui non ha mai nascosto di dovere molto.

Lunghi periodi vissuti all'estero, dalla Grecia a Cuba, Cohen ha vissuto in prima persona i tumulti politici e sociali degli anni sessanta, poetizzandoli nelle sue liriche fin da subito. Tra le canzoni che l'hanno portato alla fama, oltre ad Hallelujah, troneggia So Long, Marianne, dichiarazione d'amore a Marianne Ihlen, che conobbe proprio in Grecia, sull'isola di Hydra, e con la quale condivise sette anni. E forse un indizio sulla sua cattiva salute o sulla sua capacità di accettare la morte c'è stato proprio ad Agosto, quando Ihlen è morta di leucemia in Norvegia, non prima di ricevere una lettera da Cohen, che, avvisato dal regista e amico Jan Christian Mollestad, voleva salutare Marianne per l'ultima volta. 

Beh, Marianne, è venuto il momento in cui siamo davvero così vecchi e i nostri corpi sono a pezzi e penso che ti seguirò molto presto. Ecco, io sono così vicino, dietro di te, che se stendi la tua mano, penso che puoi toccare la mia…

Un poeta che ha cantato della vita, e che non è stato da meno, neanche con la morte.