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Dsquared2: 20 anni di stile. Ecco le tappe più importanti


Icon ripercorre insieme ai gemelli di Dsquared2 vent’anni di storia del brand. Tra celebrity capricciose, imprevisti da backstage, fino alla nascita del denim come nuovo capo 
di lusso.

di Annalisa Testa

«Questa ce la ricordiamo bene. Una sfilata da incubo. Non sono mai arrivate le scarpe. Nel backstage le ragazze si scambiavano i tacchi tra un'uscita e l'altra e alcune modelle, alla fine, sono salite in passerella a piedi nudi».

Quando la sfilata è show: Christina Aguilera spoglia i modelli, Rihanna arriva a bordo di una muscle car e Bill Kaulitz scende dal soffitto in gabbia.

Con una decina di lookbook alla mano e una sequenza fotografica che ripercorre la storia del brand dagli esordi a oggi, Dean e Dan Caten, sfogliano con Icon i vent’anni di fashion show di Dsquared2. «C'è anche quella volta in cui la regia accese le luci e diede il via alla sfilata mentre noi non solo non avevamo ancora messo in fila i modelli, ma non avevamo nemmeno finito di vestirli».


I gemelli canadesi parlano all'unisono, saltellando da una parte all'altra del loro showroom. Si alternano tra le immagini del passato e i capi dell'ultima collezione, tra modelle che si vestono e si svestono di pellicce intarsiate e maglie tribali, di abiti drappeggiati e biancheria vittoriana. È il giorno del fitting, cioè la prova abito di quei look che compongono la collezione donna per il prossimo inverno 2015. 
«Questa volta le scarpe ci sono», scherzano. 
«In questi anni abbiamo imparato molto».


E quella che è andata in scena durante la settimana della moda milanese non è stata solo la presentazione dell'ultima collezione, ma uno spettacolo, come a teatro. «I modelli non solo indossano gli abiti, li interpretano, li vivono nella quotidianità. Fanno la doccia, vanno a ballare, prendono un aereo, bevono cocktail in spiaggia, in un Tiki Bar degli anni 50». Gli allestimenti delle sfilate sembrano set cinematografici. Come quello della collezione estiva del 2008: «Ci siamo ispirati a Steve McQueen e a quel mondo della Formula 1 fatto di denim consumati e macchiati d'olio, di aviator jacket e tute da meccanico». Era l'anno del debutto del singolo Shut up and drive di Rihanna, poi madrina, con indosso un babydoll nero, della sfilata. Una delle prime celebrità che i gemelli negli anni hanno vestito.

Poi sono arrivate Madonna e Christina Aguilera. Lenny Kravitz e Robbie Willams, fino a Mary J Blige che si è esibita a gennaio in un live durante il party per i 20 anni all'Hangar Bicocca.

Già, perché era il 1994 quando i gemelli debuttarono nel mondo della moda con la prima sfilata maschile. «In vent'anni l'uomo Dsquared2 è cresciuto, l'abbiamo perfezionato. I fit si sono adattati alle esigenze moderne e il denim ha preso un posto d'onore nel guardaroba trasformandosi in un capo di lusso».

Ogni stagione Dean e Dan lavorano su colori e lavaggi, sperimentano tagli e combinazioni: il giubbino in denim si trasforma in una camicia e si porta sotto al blazer e la giacca da smoking si spezza con un jeans over. «Quando eravamo piccoli il denim era visto come un capo povero, nostro padre ci vietava di indossarli. Ora sono come una divisa, irrinunciabili».

Dopo il denim viene l'underwear, una costante negli show a partire dal 2012. «Intimo e costumi fluo fanno parte dell'ironia che contamina la nostra sartorialità». Un ricordo particolare? «La sfilata Shangri-La del 2014: un'isola deserta, dei naufraghi vigorosi sotto una cascata d'acqua e quel tocco adamitico che non fa mai male».

La ricetta di Dsquared2 è quindi un mix tra irriverente estro canadese e raffinata sartorialità italiana. «Il saper fare italiano è la nostra parte legata alla tradizione che si unisce a ricerca e sperimentazione. Eppure se gli si chiede un'icona che avrebbero
 voluto vestire, il pensiero vola oltre oceano:
«Ava Gardner, così sensuale, così elegante». Altra immagine, altri ricordi. In fondo, per due che hanno dedicato una sfilata al mito sexy delle Charlie’s Angels, non è difficile pensare al sogno hollywoodiano come canone estetico. Non 
ci resta che aspettare il prossimo spettacolo. Che sia la volta di Superman?