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Doors: il mito visto da dentro


Luci, ombre e segreti: nel libro di John Densmore la vera storia della band

di Gianni Poglio

Un viaggio affascinante nella sala prove dei Doors a Venice, California. La vera storia dei rapporti all'interno di una band che ha ridefinito i canoni della musica moderna: quattro ragazzi colti, ispirati, geniali, unita dalla musica ma divisi su quasi tutto il resto. Questo è quello che emerge dal libro di John Densmore, il leggendario batterista della band. Che, nelle pagine di The Doors. Lo spirito di un'epoca e l'eredità di Jim Morrison (Arcana), rivela al mondo i Doors segreti. E svela la vera natura dei contrasti all'interno del gruppo. Qui di seguito, un estratto dal libro. 

«Fanculo!», gridò Jim Morrison. Il suo sfogo ci scioccò tutti. Era il 1968, stavamo facendo una pausa dalle prove e Jim non aveva mai alzato così tanto la voce contro di noi. «Fanculo, ragazzi!», ripeté. «Pensavo che dovesse essere tutti per uno e uno per tutti. Pensavo che fossimo fratelli!». «Jim, siamo fratelli, cribbio!», rispose Ray, in tono dimesso. «Non è cambiato nulla». «È cambiato tutto, Ray, cazzo!», disse Jim. «Tutto!». «Perché?», chiese Ray. «Non capisco. Solo perché abbiamo firmato un contratto che ci farà guadagnare un sacco di soldi per una fottuta canzone da inserire in una pubblicità della Buick… Perché è cambiato tutto?». Jim aveva parlato da una ferita profonda, estraendo davvero un coltello che era convinto che noi avessimo piantato nella inespressa dichiarazione di intenti della band: un gruppo di musicisti (guerrieri) che facevano uso di note musicali al posto di frecce, mirando sempre al cuore dell’ascoltatore.

Nella sua autobiografia, Ray descrisse il commento successivo come se Jim avesse pugnalato i Doors al nostro cuore collettivo: «Perché non mi posso più fidare di voi», sbottò Jim. «È il fottuto business! Il commercio! È il diavolo, testa di cazzo», continuò a inveire Jim. «Siamo sempre stati d’accordo sul fatto che la nostra musica non sarebbe mai stata usata in uno spot pubblicitario. Voi avete appena fatto un patto con il diavolo». Robby si mise sulle difensive. «Col cavolo». «Invece, sì, Robby. Lui ti fa vedere quello che vuoi e poi apporta una piccola correzione. Ti fa dire di “sì” quando sai bene che non è il caso…». Jim stava passeggiando. «Ma ti adegui perché è un ottimo affare. Ha un ottimo gusto». Si fermò e fissò il nostro tastierista. «Sono troppi soldi, giusto, Ray?».





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I peli drizzarono sulla schiena di Ray. «Fanculo, Jim». «Ti conosco, Ray», disse Jim. «Lo fai solo per i soldi». Ray contrattaccò: «Voglio solo fare musica. E se si riesce a guadagnarci qualche soldo… a me sta benissimo». Ray stava cercando di minimizzare, ma il suo debole abbozzo di “paternale” stava fallendo. Nel suo libro, descrisse il Jim di quel periodo come “sopra le righe, perso”, peraltro descrivendo se stesso come impegnato a “cercare di portare avanti il sogno”, nella speranza che Jim abbandonasse la fase che stava attraversando. Nella speranza che fosse effettivamente una fase. Un’aberrazione, un’aberrazione momentanea.

Nella speranza che Jim tornasse a ragionare e che noi potessimo riprendere insieme la nostra ricerca del Sacro Graal (altri $?). Noi quattro. I Doors. «Un sacco di soldi», brontolò Jim, con voce sufficientemente alta perché lo sentissimo tutti. «Cos’hai detto?», chiese Ray. «Mi hai sentito». Robby tentò di spezzare la tensione. «Be’, è troppo tardi». «Ah, sì? Lo vedremo». Jim alzò la posta. «Disintegrerò una fottuta Buick sul palco. Farà parte del mio nuovo spettacolo. “Spacca una Buick in mille pezzi”. Vedremo se a quella gente piace. E poi farò in modo che Abe [il nostro legale] gli faccia causa, cazzo. Per un sacco di fottuti soldi, Ray. Molti di più del loro contrattino di merda. A quel punto,vedremo se avranno ancora voglia di usare una canzone dei Doors per vendere un’auto sportiva». Jim afferrò il telefono e chiamò i nostri avvocati. «Minacciate di intentare loro causa», gridò nella cornetta. «Ditegli che distruggerò una Buick sul palco con un martello da fabbro! Ditegli quello che vi pare! Ma bloccate quel cazzo di contratto!».

(C) 2013 John Densmore. Estratto da The Doors. Lo spirito di un'epoca e l'eredità di Jim Morrison di John Densmore