Questo sito contribuisce alla audience di panorama

David Letterman lascia: la storia del rivoluzionario del talk show


Al Late Show, in 32 anni si sono avvicendati attori, musicisti, e il Presidente degli Stati Uniti: ecco come Letterman ha cambiato la tv

di Giuliana Matarrese

6.028 puntate trasmesse dal 1982 sulla NBC, per poi passare nel 1992 alla CBS; 32 anni di onorato servizio alla tv, infinite le star, personalità politiche e pubbliche che si sono volute accreditare alla sua presenza, a sorseggiare caffè sedute sul divanetto accanto alla sua scrivania (sempre un po' più in alto, a mettere una metaforica distanza tra chi intervista e chi è intervistato), dagli U2 a Paul McCartney, passando per Obama, primo presidente degli Stati Uniti ad intervenire in un talk.

Questi solo alcuni dei numeri del Late Show di David Letterman, il giornalista che il 20 maggio ha lasciato con l'ultima puntata, la sua creatura televisiva, che ha cambiato in maniera irreversibile la definizione stessa di talk show statunitense, ma non solo. 

Un'icona. Senza dubbio.

Arrivato dalla radio, dalla quale venne licenziato perché aveva ironizzato sulla musica classica, l'anchorman dal sangue tedesco ha sempre avuto una cifra stilistica unica, quella di una (recitata) subalternità rispetto all'ospite di turno, bilanciata da un (naturalissimo) graffiante sarcasmo, due facce della stessa medaglia, una vera e propria tattica di caccia, che stana i veri divi (chi risponde con la stessa graffiante autoironia) e punisce le celebrities che si prendono sul serio, a volte senza neanche comprenderlo pienamente (ed in effetti le sorelle Kardashian, ambasciatrici del trash televisivo a tutte le latitudini, non ne sono uscite indenni).

Da una parte finto presentatore di maniera, dall'altra vox populi che ironizza tagliente su chi, solo nel suo studio, è alla pari con il pubblico, ma sempre al di sotto della sua scrivania. Nessuno come lui ha in fondo saputo sfidare, dall'interno, il vanesio labirinto di specchi che è Hollywood, tanto più all'interno di un prodotto solitamente innocuo come il talk show: la celebrity si venera, si blandisce con i complimenti al film, al prodotto musicale, al vestito, e poco dopo si distrugge a colpi di ironia, come quando nel 2009 a un Joaquin Phoenix imbronciato, che rispondeva a monosillabi ed in preda alla confusione, disse "Mi dispiace che tu non abbia potuto esser qui, stasera". Poi si scoprì che Phoenix stava recitando, all'insaputa di Letterman stesso, per un documentario di Casey Affleck, Io sono qui, ma a nessuno importava già più. A rivendicare un pubblico offeso dalla mancata partecipazione emotiva c'era stato Letterman.

Un mostro sacro di fronte al quale tutti hanno timore, ma non se ne sottraggono, con la consapevolezza che un passaggio al Late Show è, se si supera l'intervista, l'autostrada più veloce per entrare nel cuore degli spettatori, o per ritornarci, a volte a quarant'anni di distanza, come quando Paul McCartney nel 2009 si è esibito di fronte a 4000 persone in cima all'insegna dell'Ed Sullivan Theater, dove viene girato il Late Show, lo stesso posto nel quale, nel 1964, avevano suonato i Beatles, alla loro prima avventura americana. Una prova superata recentemente dall'italiano Alex Zanardi, la cui storia ha commosso l'altrimenti irremovibile David, come è accaduto in poche altre occasioni. 

Una lezione su come si dovrebbe fare la televisione d'intrattenimento ieri, oggi e anche domani,la sua, che ha fatto scuola ma, nonostante ciò, rimane non replicabile sul terreno americano, forse per la devozione che nutrono nei suoi confronti i colleghi più giovani, cresciuti con lui. In effetti nessun altro conduttore televisivo della nuova generazione, da Jimmy Fallon in poi, ha solo osato avvicinarvisi. Diversa la situazione all'estero: nel Bel Paese, ad esempio, Letterman ha avuto ed ha i suoi epigoni, che però, a differenza sua, non sono mai riusciti a trovare il difficile equilibrio tra obbligo d'informazione e scanzonato disimpegno, troppo democristiano Fabio Fazio, troppo aggressivo Daniele Luttazzi. Nessuno dei due avrebbe superato con la stessa classe la prima puntata dopo l'11 Settembre, nella quale Letterman si concentrò sul ricordo delle vittime, invece che lanciarsi, come avrebbe d'altronde potuto fare, in mirabolanti dissertazioni politiche. 

A sostituirlo al Late Show, da domani ci sarà Stephen Colbert, già graffiante presentatore di The Colbert Report. Un addio, che David ha commentato in pieno stile Letterman:

Sono sommerso dalla malinconia. Tutto questo mi mancherà. Le opzioni sono due: accetterò la transizione da persona ragionevole, o mi darò al crimine.