Questo sito contribuisce alla audience di panorama

Davide Rossi, l’italiano dei Coldplay


Le notti in studio con Chris Martin e Brian Eno, il palco con Neil Young: la vera storia del violinista torinese, un fuoriclasse che il mondo ci invidia

di Gianni Poglio

Non succede spesso che un musicista italiano sia coinvolto a pieno titolo nella realizzazione degli album di una delle band più famose del mondo. Per questo la storia di Davide Rossi, violinista e produttore torinese, merita di essere raccontata. Magari proprio oggi, giorno di uscita del nuovo disco dei Coldplay, Ghost Stories.

Lo raggiungiamo a Los Angeles. "Lo dico con modestia, ma in dischi best seller come Viva la vida o Mylo Xiloto il contributo dei miei archi è stato determinante. Nel nuovo disco dei Coldplay ho suonato un solo brano" racconta Davide Rossi, che il palco l'ha condiviso non solo con la band di Chris Martin, ma anche con una leggenda vivente che di nome fa Neil Young. "Mi ha ospitato al Bridge School Benefit Concert di San Francisco. A un certo punto, durante lo show, Neil si è avvicinato mentre suonavo e mi si è fermato il cuore. Sai, quando il mito è lì a trenta centimetri da te, non è facile...".

Capitolo Coldplay. Tutto inizia nel 2005: Davide è in tour con i Goldfrapp che aprono gli show dei Coldplay. "Il primo impatto con Chris Matrtin è stato inesistente. Perché uno come lui avrebbe dovuto interessarsi al vioinista della band di supporto? Ma il destino aveva altri piani. E nessuno aveva calcolato il fattore ping pong. Chris è un campione e straccia tutti senza fatica. Se qualcuno lo mette in difficoltà, è capace di lanciare la racchetta per la rabbia. Ecco, con me  ha dovuto sudare sette camicie. Un dettaglio agonistico che l'ha "costretto" a notarmi, ad eccorgersi della mia esistenza".

Inizia così l'avventura con la band ingelse più popolare del mondo. "Mi hanno coinvolto. I ragazzi del gruppo sono metodici, vanno in studio di registrazione dalle 10 del mattino alle 5 di pomeriggio. Chris, al contrario, non ha orari, inverte giorno e notte, crea in continuazione. Con lui c'è sempre un tecnico audio. Entra ed esce dallo studio senza soluzione di continuità. Io dormivo a casa sua durante le registrazioni a Londra e ho avuto modo di vedere in diretta di che cosa sia capace quando sta lavorando a nuove canzoni".

Il bello di essere un musicista ricercato. "Il mio lavoro è straordinario, ma presenta qualche ostacolo d'ordine psicologico. Io funziono così: per sei, sette mesi mi immergo totalmnete nel lavoro con una band come i Coldplay. A quel punto i rapporti si stringono, e si diventa amici, complici. Poi, le registrazioni finiscono e dal giorno alla notte si interrompe quel tipo di relazione. Non è facile ricominciare ogi volta, ma non mi lamenterò mai. Perché la la musica mi ha regalato gioie e soddisfazioni che mi hanno reso un uomo felice".