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Cillian Murphy


È stato il cattivo in Batman, il ribelle per Ken Loach, andrà a caccia di balene per Ron Howard. Suona il rock e ha sposato un’artista. Dice David Bailey, che lo ha fotografato per Icon: questo dannato irlandese mi ricorda Marlon Brando

di Raffaele Panizza

Oscilla, la faccia di Cillian Murphy. Per lo più ci vedi un bel quadro, lo specchio d’acqua di un lago irlandese, luce di taglio, niente di cui aver paura. Poi una creatura nera mette fuori la testa e increspa la superficie, sbatte la coda, si riperde nell’abisso. Sono attimi. Ma è questa la differenza tra la bellezza e il mistero, il crash del software esistenziale che distingue una persona normale da lui: «“Murphy, nel tuo aspetto angelico c’è qualcosa di sinistro”, m’ha detto una volta Christopher Nolan, prima di scegliermi per il ruolo di Jonathan Crane, il cattivo di Batman Begins», ricorda, senza dissentire. Anche il fotografo David Bailey strizza le lenti della sua camera per trovare sporgenze invisibili: «’Sto dannato irlandese mi ricorda Marlon Brando», dice, tra due fucking d’ordinanza, sghignazzando rauco come un cercatore d’oro. Figlio e nipote d’insegnanti, marito dell’artista Yvonne McGuinness e padre di due figli, nato a Cork 37 anni fa, ateo ma benedetto, Cillian Murphy non ha faticato molto per emergere. Voleva diventare una rockstar, scriveva e cantava canzoni «dai testi strambi e con assoli di chitarra infiniti» e una casa discografica di Londra gli aveva offerto un contratto. Ma lui rifiuta, bussa alla porta di un teatro di Cork, e diventa protagonista di Disco Pigs, una pièce che si trasforma in una tournée trionfale e nel suo primo film. Da lì in poi, il suo curriculum sembra scandito dai versi criptici di una canzone: 28 giorni dopo / Il cavaliere oscuro / La ragazza con l’orecchino di perla / Ritorno a Cold Mountain / Inception / Il vento che accarezza l’erba. Chiacchiera amabilmente, arrotolando le parole intorno a uno stuzzicadenti che tiene sempre in bocca: l’immedesimazione con Matthew Joy, il marinaio che porterà al cinema tra un anno nel film di Ron Howard In the heart of the sea, non c’entra.

Sei un duro?
«No man, mai stato. Sono un amante, non un combattente».

Un’ammissione onesta per un uomo. Per un irlandese, poi…
«La violenza fisica fa paura, fa tremare. Non ho mai sentito il bisogno di esprimermi in quel modo».

Hai braccia e torace possenti, però. A cosa ti servono?
«Vado in palestra per rendere credibile il personaggio di Howard, un marinaio che per tre anni tira funi e lotta contro le onde».

Ti piaci in questa pelle?
«Per niente. Personalmente, non lo farei mai».

Lo stuzzicadenti allora?
«È un bastoncino alla menta. Tiene l’alito fresco».

Fatichi a distinguere te stesso dai tuoi personaggi?
«Ho una decompressione lunga, che dura settimane. A fine riprese giro per casa assente, lacerato».

Sei stato abbordato quando giravi a Londra vestito da drag queen per prepararti a Breakfast on Pluto?
«Sì, è successo, in un club di Soho».

E t’ha dato fastidio?
«No. L’ho sentito naturale. Ero dentro la mia nuova identità».

La tua bellezza mente riguardo alla tua anima?
«Lo spero. Altrimenti non potrei piegarla per scomparire in un personaggio: diventare un bastardo, un eroe, un perdente».

L’hai mai usata come strumento di potere?
«Non ho mai avuto la sicurezza sufficiente. Non avevo ragazze,  né carisma. E anche oggi, non cerco di stare al centro dell’attenzione».

Ci sono decisioni importanti che continui a rimandare?
«No. Forse questo è il mio lato più macho: sono istintivo, decido in un attimo, immediatamente sì o no. L’attesa rende tutto sfuocato».

Anche se la posta in gioco è alta?
«In quel caso vado a correre, una decina di chilometri. Ho preso tutte le mie decisioni importanti, così».

Quando e perché hai cominciato a fare jogging?
«Ero ragazzino, con la voglia di allontanarmi da famiglia, amici, scuola. Correre mi portava via».

Dove lo fai?
«Per strada. In palestra
 è una cosa da cretini».

Che scarpe usi?
«Un paio di New Balance con la suola sottilissima. Mi piace sentire l’asfalto sotto i piedi».

Quando ti sei svegliato, stamattina, hai pensato a cosa indossare?
«Ho messo le stesse cose di ieri. Anzi, ho cambiato la maglietta, ma ho tenuto le calze».

Ti prendi cura di te stesso distrattamente?
«L’unica cosa che faccio con attenzione è radermi. Ogni mattina.
È il mio rituale preferito».

E se vuoi potenziarti, cosa scegli?
«Giubbotto di pelle, cintura, jeans slavati. Mi piace lo stile anni Settanta dei The Band, i musicisti che suonavano con Bob Dylan».

Che tipo di cantante sei?
«Un buon baritono. Con l’attitudine intimistica, da labbra attaccate al microfono. Un po’ come Nick Cave o i The Nation».

Ti sei mai sentito in colpa, Cillian?
«Per cosa?»

Perché tutto ti vien facile.
«Mi sento fortunato, in colpa no. Anche perché c’è una cosa che non faccio mai, di principio».

Giudicare dalle apparenze?
«No. Voltare le spalle, e guardarmi indietro».  

Fashion Assistant: Francesca Pinna
Grooming: Karen Alder using Kiehls products for both face and hair. Retouching: paperhatftp.co.uk.