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Cappelli da uomo: stile SuperDuper Hats


Artigiani, anzi artisti, del cappello: tre giovani designer protagonisti del Pitti Immagine Uomo 85 a Firenze

di Annalisa Testa

«Ogni cappello ha una storia da raccontare. Quella di un’avventura. Di un’esperienza. Di un viaggio che parte dai binari di una ferrovia» spiega Matteo Gioli (27 anni), designer di SuperDuper Hats insieme a Ilaria (31) e Veronica Cornacchini (29). Il trio toscano, dopo aver vinto a giugno la quinta edizione di «Who is On Next? Uomo 2013», il concorso che premia nuovi talenti della moda maschile, è tornato a Pitti 85 con un evento performance: «Per riportare in vita, in chiave contemporanea, un pezzo della storia che ha ispirato la collezione dei nostri cappelli», racconta Gioli. Che prosegue: «Già allo scorso Pitti ci eravamo fatti affascinare dalla figura dell’hobo, il vagabondo che all’inizio del Novecento saltava sui treni merci in cerca di libertà, con un cappello come unico compagno di viaggio».

E anche quest’anno i giovani designer non si sono allontanati troppo da quegli stessi luoghi: «Ma abbiamo cambiato punto di vista. Figura centrale ora sono i gandy dancer, gli operai afro-americani che lavoravano alla costruzione dei binari del treno in Nord America, intonando canzoni che li aiutavano a sincronizzare il lavoro. Personaggi affascinanti, che facevano un lavoro durissimo, scandito dal ritmo del black blues, indossando cappelli in feltro consumati dal sole e dalla pioggia» spiega il cappellaio toscano.

Un aspetto vissuto e usurato che ritorna anche nella nuova collezione: colori sporchi, desaturati, nuance che ricordano la ruggine e il ferro e che donano ai copricapi un aspetto invecchiato. Il cappello diventa così oggetto di design contemporaneo, accessorio di culto anche tra i più giovani.

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LO SPECIALE PITTI UOMO 2014