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Cannes 2018: Marcello Fonte è il miglior attore con Dogman


Volto pasoliniano, fisico gracile e interpretazione potente: Marcello Fonte conquista Cannes nel ruolo del Dogman di Matteo Garrone

di Giuliana Matarrese

La cronaca (molto) nera a cui si ispira Dogman, film di Matteo Garrone applaudito nell'edizione di Cannes appena conclusasi, è tragicamente nota a molti. Si tratta dell'omicidio passato alla storia come quello del Canaro della Magliana. A compierlo nel 1988, Pietro De Negri, toelettatore per cani che proprio in quell'area paludosa alla periferia della capitale svolgeva la sua attività.

Un crimine compiuto per disperazione, ribellandosi alle angherie continue di Giancarlo Ricci, pugile dilettante e criminale che sbarcava il lunario con furti e ritorsioni. Tra verità e esagerazioni millantate dallo stesso colpevole e poi smentite dai medici (le amputazioni agli arti furono in realtà compiute solo post mortem, e non inflitte tramite tortura, come sosteneva De Negri) l'omicidio occupò le prime pagine dei quotidiani per lungo tempo, e vi ritorna oggi, che De Negri ha scontato 16 anni di condanna, uscendo nel 2005 per buona condotta, chiedendo alla stampa e ai curiosi di finire nel dimenticatoio.

La storia di Marcello Fonte, l'attore che nel film di Garrone interpreta l'assassino, ha contorni molto più lievi, quasi poetici. Volto pasoliniano, nato nel 1978 ad Archi, periferia di Reggio Calabria, arriva a Roma a 19 anni. Sarto, imbianchino, barbiere e comparsa in Gangs of New York di Martin Scorsese. Una partecipazione testimoniata da una foto con Leonardo Di Caprio, e che Matteo Garrone afferma Marcello si è fatto scattare da Daniel Day-Lewis, senza sapere chi fosse. Il lavoro che gli regala anche una casa è quello di custode del Nuovo Cinema Palazzo, dove attualmente abita.

La sua intepretazione di De Negri, ha quella stessa ruvida poeticità che ha conquistato Cannes. A premiarlo, in un gioco di rimandi, è stato Roberto Benigni, che nella prima stesura della sceneggiatura, diversi anni fa, avrebbe dovuto intepretare proprio quella parte. Un premio che Marcello ha dedicato al regista, definito un mister sportivo e leale, che conosce bene la sua squadra e sceglie la formazione giusta ogni volta che si va in campo, senza dimenticare suo padre, che "ha cresciuto me e i miei fratelli senza avere niente, con l’arte d’arrangiarsi e che ora non c’è più”.

Una storia con un lieto fine, che forse, in realtà, è solo, come sostiene il saggio Marcello Fonte, un cerchio che si chiude, per permettere ad un altro, più sereno, di aprirsi. Con un premio così importante tra le mani.