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Burberry e l’arte del trench


Dal capospalla creato per gli ufficiali inglesi al social network per condividere il proprio stile. Evoluzione in salsa british

di Annalisa Testa

La sua stampa check è diventata il simbolo del lusso britannico nel mondo. Su colletti, polsini, fodere e accessori, Burberry ha fatto dei suoi “quadri” una vera opera d’arte. Da più di 150 anni il marchio inglese produce e sviluppa non solo tessuti, ma, nell’arco di un secolo, ha dato vita a capi iconici che lo hanno reso celebre.

Thomas Burberry nel 1914 realizza per gli ufficiali inglesi il primo trench in gabardine di cotone, una stoffa funzionale e resistente, la cui trama possiede proprietà che assicurano alla stoffa due caratteristiche fondamentali per il clima d’oltre Manica: impermeabilità e breathability, cioè traspirabilità. Immutati sono i dettagli del capospalla, dagli anelli metallici a forma di “D”, creati in origine per appendere l’equipaggiamento militare, alle fibbie per la cintura in vero cuoio e le spalline con la chiusura a bottone.

Il trench è il punto di partenza e di ispirazione di tutte le collezioni Burberry. Ogni stagione viene reinterpretato: con diversi colori, nuove lunghezze o meteriali, in pelle lavata, in lana doppiopetto o inaspettati modelli ripiegabili. Sta di fatto che il suo stile, e soprattutto la sua funzione anti-pioggia, rimangono immutati.
L’impresa di Burberry nella storia dell’outwear è un’avventura che a partire dal 2009 è diventata condivisibile on line. Il brand inglese, quotato in borsa e con sede a Londra, è stato pioniere nel mondo del social media. A partire dal lancio di Art of Trench, una piattaforma digitale che funziona come un social network in cui Burberry invita gli utenti a pubblicare ritratti che riflettono lo stile personale del trench.

Un social network fortemente voluto da Angela Ahrendts, ormai ex-ceo di Burberry che a partire dalla primavera del 2014 sarà ai vertici di Apple, e che per sette anni ha guidato l’azienda con l’obiettivo di stabilire una connessione diretta tra il brand e i clienti. Connessione che ha spostato il 60 per cento del budget destinato al marketing sulle tecnologia digitali, a partire dai punti vendita, dove la Ahrendts ha voluto installare iPad, fino alle ultime sfilate, riprese in diretta con i nuovi iPhone 5s (che in Italia arrivano solo il 22 ottobre) e rese accessibili on line.