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Bradley Cooper torna al cinema in stile anni Trenta


Nuance bruciate, pelle spazzolata: è lo stile di Bradley Cooper, imprenditore dal passato oscuro in “Una Folle passione”, nel nuovo film con Jennifer Lawrence

di Giuliana Matarrese

Coppia che vince, non si cambia.

Sembrano pensarla così i registi di Hollywood e dintorni, che da Il lato positivo in poi, fanno a gara per avere insieme sullo schermo Bradley Cooper e Jennifer Lawrence. Ormai amici anche nella vita, dopo la statuetta per lei e la candidatura all'Oscar per lui seguiti al film di David O. Russell, hanno recitato insieme anche nel film successivo dello stesso regista, il blockbuster American Hustle.

A riprovarci ora è Susanne Bier, regista e sceneggiatrice danese premio Oscar nel 2011 per il miglior film straniero con In un mondo migliore. Il soggetto del film Una folle passione, in questo caso, è preso a prestito dalla letteratura, e nello specifico da un romanzo di Ron Rash del 2008, Serena: all'inizio degli anni trenta, nel North Carolina, George Pemberton (Bradley Cooper) e sua moglie, la Serena del titolo (Jennifer Lawrence), nati benestanti ma guidati dall'ambizione, iniziano a costruire il loro impero del legname partendo da una piccola cittadina tra le montagne. Tutto procede serenamente, fin quando il passato oscuro di George non torna a reclamare il suo debito. 

Il progetto, che prevede nel cast anche Rhys Ifans nel ruolo di Galloway, si candida ad una presenza ai prossimi Oscar, proprio in ragione delle performance dei due attori principali. A fare da scenografia, non solo lo sfondo dei Monti Appalachi, riprodotti fedelmente nei boschi di Praga, ma anche l'armadio.

Fisico e volitivo, pur se di estrazione benestante, George Pemberton si veste con le cromie d'autunno, nuance di carattere, bruciate dai primi freddi, senza perdere in mascolinità. Suggestioni raccolte dalla moda per la nuova stagione che teorizza sul fascino di un abbigliamento che sappia coniugare la praticità di pantaloni da lavoro in tele di cotone robuste e l'eleganza di blazer in lana e seta, a cui le toppe a contrasto aggiungono un sapore retrò. I boots sono stringati, in pelle spazzolata, a conferire il fascino dell'usura. Il completo per le uscite ufficiali, però, è curato nei minimi dettagli, e si costruisce a strati: camicia dai colli stretti, in azzurro polvere, con gilet, blazer e pantaloni dalla silhouette affusolata ma morbida, spesso con piega al centro. La vanità fa capolino attraverso le geometrie degli accessori, dalle trame della cravatta, assertiva e dal nodo Windsor, alle stampe a pois appena accennate sulle bretelle. Uno stile attento e consapevole, che non cede mai il passo ad una vanesia celebrazione di se stessi, ma che preferisce mimetizzarsi nell'ambiente che lo circonda. Perché, come diceva lo scrittore britannico William Somerset Maugham, pungente e raffinato castigatore dei vizi umani, "l'uomo davvero elegante è quello di cui non noti mai l'abito"