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BIKKEMBERGS EVOLUTION


A due anni dall’acquisizione del brand, il presidente di Zeis Excelsa spiega le strategie di espansione e il consolidamento del gruppo nel segmento del luxury fashion

di Carla Brazzoli

Ispirato dal mondo del calcio e dotato di un talento da campione, per 25 anni Dirk Bikkembergs è stato il capocannoniere assoluto della propria azienda. Ma il gioco è diventato di squadra con l’entrata in campo del Gruppo Zeis Excelsa, la società con sede a Montegranaro, nelle Marche, che ha acquisito il brand dello stilista belga nel luglio 2011. Non un semplice cambio di gestione, ma una nuova fase evolutiva con obiettivi da raggiungere in tempi brevi: “Le nostre priorità sono state da subito la riorganizzazione aziendale e la conquista di nuovi mercati”, spiega Maurizio Pizzuti presidente di Zeis.

Una “ristrutturazione” iniziata con l’arrivo di un nuovo direttore creativo al posto di Dirk Bikkembergs…
Il sudafricano Hamish Morrow è stato scelto da noi con la consulenza di Dirk: volevamo continuità, proseguire il lavoro portato avanti per 25 anni con ottimi risultati. Non un’operazione semplice, perché ogni stilista ha una sua identità. Ma fortunatamente questi due uomini si assomigliano, anche fisicamente, e Hamish viene dal Sudafrica, che Bikkembergs considera la sua patria di adozione visto che vive laggiù la maggior parte dell’anno. Quando Dirk ha visto le sfilate realizzate da Hamish ha ammesso che lui stesso non avrebbe saputo fare di meglio.

Nessuna svolta brusca rispetto al passato.
La vera differenza è che noi abbiamo inserito in questo progetto una mentalità più industriale, abbiamo affiancato allo stilista degli uomini che hanno fatto ricerca sui materiali permettendoci un grande salto di qualità. E Dirk è rimasto colpito dai materiali che usiamo adesso, niente a che vedere con quelli che utilizzava lui. Altra differenza fondamentale è che ora c’è più gioco di squadra: Bikkembergs era la colonna mentre qui abbiamo un team con tante nuove leve, abbiamo fatto accordi con un’università in Inghilterra che ci manda i giovani, facciamo stage in azienda, abbiamo inserito una specie di Zeis Accademy dove in 6 mesi istruiamo nuovi potenziali stilisti e i migliori possono poi fermarsi da noi… Cerchiamo di inserire in azienda figure giovani, creare nuove iniziative. Insomma siamo una squadra che funziona bene.

Che ne è stato del signor Bikkembergs?
È a Capetown. Sono andato a trovarlo l’anno scorso durante i Mondiali, aveva una sorta di boutique Hotel, una cosa veramente meravigliosa, sulle colline, con vista sul mare. In questi due anni ha buttato giù tutto quello che c’era per ricostruire qualcosa di favoloso. Ci vediamo ogni tanto perché la sua visione c’interessa, però diciamo che noi ora siamo un’altra cosa, stiamo andando in un’altra direzione con un’azienda che ha un passo completamente diverso.

Il legame moda-sport è comunque rimasto.
Il dna di questo marchio è rimasto, è impossibile uscire da questa connotazione che è vincente. Una parte della collezione è molto sportiva, riguarda l’uomo che si vuole vedere tonico, muscoloso, macho. E il forte legame con il calcio c’è ancora: sponsorizziamo il Malaga e una serie di attività con altre squadre; però non è più al centro, parliamo all’uomo sportivo a 360°.

Intanto vi siete allargati verso Est.
Il mondo sta viaggiando a due velocità: l’Europa con il freno a mano tirato, un po’ meglio il Nord, molto peggio il Sud, e siamo un po’ tutti coinvolti. Anche noi abbiamo perso un po’ di quote di mercato ma fortunatamente abbiamo recuperato con la Russia e tutti i Paesi dell’Est. E abbiamo fatto un’operazione importante nel Middle East, aprendo negozi a Istanbul, Abu Dhabi, Dubai. In questi due anni sono state 60 le nuove aperture e altre 20 sono imminenti. Qui sta la grande trasformazione. Eravamo un’azienda europea wholesale, all’ingrosso, e ci stiamo trasformando in un’azienda internazionale: a parte le Americhe, tocchiamo tutti gi altri continenti. I negozi saranno 80 alla fine di quest’anno: tra luglio e settembre apriamo in Cina i nostri primi due negozi monomarca, uno a Shanghai e uno a Pechino. L’idea è quella di aprirne circa 12 all’anno entro i prossimi 5 anni. Lì puntiamo a una grossa espansione. E non solo Cina, stiamo valutando anche Giappone, Corea, Taiwan, Singapore.

Per i negozi Bikkembergs è importante il concept. Come quello di Milano, pensato come l’appartamento di lusso di uno sportivo… Anche in Oriente il calcio esercita l’appeal che suscita da noi?
Non credevo, ma anche in Cina il calcio sta prendendo sempre più piede… poi c’è Marcello Lippi che allena la squadra di Guangzhou e c’è veramente tanto interesse per il campionato. In Asia, soprattutto in Giappone, è molto seguito.

Quindi in tutti gli store ricreate la casa dello sportivo?
No, solo Milano e Barcellona hanno spazi importanti dove riscostruire la camera da letto, la palestra, il salotto, il garage con una macchina di lusso parcheggiata. Mediamente i nostri negozi sono di 150/200 metri, tutti ben arredati e tutti con la zona all’ingresso dotata di divani, perché il consumatore si deve sentire a casa. C’è sempre anche una “vip room” per i clienti più importanti, dove vengono serviti caffè, the e dove si chiacchiera come in salotto. E ovunque coppe, palloni di marmo, maglie numerate… il filo conduttore rimane sempre il calcio.

Foto Lorenzo Nencioni

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