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Aston Martin, l’autonobile


L’aristocrazia inglese? Si manifesta anche in un marchio che da un secolo coltiva la propria icona. Visita all’officina d’eccellenza in cui esemplari da tutto il mondo convergono per rinfrescarsi, personalizzarsi e rivivere.

La storia inizia il 15 gennaio del 1913, quando a Londra Lionel Martin e Robert Bamford fondano la Bamford and Martin Ltd., ovvero l’odierna Aston Martin: il marchio inglese, recentemente acquistato dall’industriale italiano Andrea Bonomi, che da cento anni realizza le vetture sportive più aristocratiche al mondo. Con una targa commemorativa scoperta a Henniker Mews, nel quartiere di Chelsea, si aprono così i festeggiamenti della casa britannica che culmineranno, fra il 15 e il 21 luglio prossimi, nel festival Aston Martin con una grande festa nel cuore della capitale del Regno Unito che raggrupperà i cento modelli più rappresentativi.

Ciascun esemplare è realizzato a mano, seguendo specifiche e capitolati che rendono ciascun modello una vettura unica. Il primo esemplare è costruito nel 1915 a Kensington, ma è solo nei Cinquanta, con il cambio al vertice dell’azienda acquistata da David Brown, che nascono i modelli destinati a fare la storia del marchio. Da allora è un susseguirsi di successi tanto nelle corse, ancora oggi sotto le insegne Aston Martin Racing prosegue l’epopea sportiva che nel 1959 porta Roy Salvadori e Carroll Shelby alla 24 ore di Le Mans su DBR1, quanto nella produzione in serie. Le più significative si chiamano DB4, DB5, Vantage, Volante le versioni cabriolet, DBS, DB9, Vanquish. Associano particolari artigianali a design iconici, installano motori potenti ma si lasciano docilmente condurre nella quotidianità. Nel 1964 Sean Connery sale a bordo della nuovissima DB5 durante le riprese di Goldfinger, legando indissolubilmente il personaggio di 007 al marchio, e contribuendo concretamente a consacrarne il mito. C’è una Aston anche nel matrimonio del (nostro) secolo: nel 2011 il Duca e la Duchessa di Cambridge raggiungono il ricevimento nuziale a bordo di una DB6 Volante MKII del 1969. Di proprietà del Principe Carlo, si tratta di uno dei più rari esemplari al mondo, reso ancor più speciale dalla trasformazione Volante (cabriolet), destinata già a suo tempo a pochissimi pezzi. Ancora oggi la produzione annuale di queste supercar, nelle fabbriche di Newport Pagnell e Gaydon, si conta nell’ordine delle centinaia di unità, per via del forte contributo artigianale dovuto. Ogni pannello della carrozzeria viene realizzato a mano, e ciascun motore è assemblato da un unico specialista che, a lavoro concluso, ne firma il badge distintivo.

Camminando al centro della Tickford Street, a Newport Pagnell, una via come tante nella provincia inglese del Buckinghamshire, si ha l’impressione di affacciarsi su due epoche diverse. È un tour de force temporale che da un lato vive fra ciò che resta della storica fabbrica Aston Martin che proprio qui, dal 1957, ha conosciuto fortune, e disgrazie. Dall’altro, di fronte alla storica palazzina di mattoni ormai sbiaditi, s’installa, in un involucro modernissimo, Aston Martin Works Service. Il primo è ciò che rimane del vecchio comparto produttivo: edifici ormai demoliti, eccezion fatta per la stanza dei motori e gli uffici commerciali e di direzione, dopo che nel 2007 l’impianto produttivo ha raggiunto il Design Studio a Gaydon, nel vicino Warwickshire. Dai Cinquanta ai giorni nostri, qui si sono costruiti tutti i modelli DB, acronimo dell’allora proprietario David Brown, a cominciare dalla DB4 nel 1958, fino all’ultima DBS nel 2007. È allora che lo spazio sul lato nord di Tickford Street viene raso al suolo per far spazio a nuovi edifici, eccezion fatta per il corpo principale, giudicato monumento nazionale.

Proprio di fronte, nel 2012 sono terminati i lavori di Aston Martin Works: officina d’eccellenza per ristoro, rinnovamento e personalizzazione di tutte le vetture del marchio, provenienti da tutto il mondo. Questi 3,6 acri di terreno sono lo scrigno che custodisce segreti, tentazioni, perversioni dei facoltosi clienti che, proprio qui, si rivolgono per ottenere soddisfazione a tutti, o quasi, i propri desideri. Un’auto color lampone? Nessun problema. Una DB4 del 1958 aggiornata per far posto all’impianto d’aria condizionata col cuore moderno? Fatto. Di più: qui si sistemano graffi e ammaccature, addirittura si ricostruiscono ex novo, secondo le specifiche e i metodi di lavorazione di una volta, parti di carrozzeria, profili, interni. Ogni anno passano dal servizio Works oltre 2.500 veicoli.

Curiosando nel reparto più segreto, quegli spazi che divisi come vecchie botteghe sono l’ultimo baluardo di una tradizione manuale, e artigianale, ormai in forte estinzione, si scoprono pezzi unici davvero incredibili. Non un caso se la prima auto parcheggiata fuori dall’officina è proprio la splendida DB5 del 1964, recentemente ritornata sul grande schermo in 007 Skyfall, per partecipare ancora una volta a un’avventura con James Bond. È qui che come sempre l’hanno preparata, fra i tavoli di lattonieri, rivettisti, concisti e specialisti della pelle. Ci sono 7 forni per la verniciatura e 8 ponti per la meccanica, anche un rottame divorato dalla ruggine può tornare nuovo (e originale): è il caso di una vecchia V8 Vantage degli anni Settanta su cui sono stati installati climatizzatore e un cambio automatico moderni così, quando ritornerà negli Emirati potrà affrontare senza stress le temperature. Basta avere una cifra importante da investire, e tanta pazienza: qui ogni lavoro è eseguito a regola d’arte, e ci si impiega mediamente un anno e mezzo.
Testo di Paolo Matteo Cozzi