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Antonio Marras racconta la sua visione di moda


Dalle sfilate performance alle icone di stile protagoniste delle collezioni maschili. Antonio Marras, creativo, designer e disegnatore in esclusiva per Icon

Rocchetti di filo che corrono vorticosamente senza fermarsi mai. Il ritmo incalzante dell’ago che incide la stoffa, come in una rapsodia in blues. È così, tra vecchie macchine da cucire, usate come strumenti musicali per un concerto (a “suonare” c’è il gruppo torinese 13.600 Hz, un progetto artistico di Sara Conforti) che Antonio Marras si è ripresentato sulle passerelle maschili lo scorso gennaio.
Una sfilata-concerto che ha siglato un ritorno molto atteso, perché, come dice lo stesso Marras con il sorriso sulle labbra, lui è “un uomo prestato agli stracci”. La linea uomo, che era stata sospesa dalla stagione invernale 2011-2012 e che ora riprende con un accordo pluriennale per la produzione con l’azienda bergamasca Emmegierre Fashion, è stata dettata dalla voglia di riaprire un discorso interrotto, completare un percorso stilistico, un pensiero interiore.


E in modo naturale ho capito che era mio padre l’icona che più di tutti mi avrebbe ricondotto nel mondo della sartoria maschile. Per questo la mia prima collezione è dedicata a lui. Fu sarto tutta la vita, con un archivio di tessuti infinito, che ancora conservo e che da sempre è fonte d’ispirazione.


Da quegli scaffali di bottega, tra i ricordi di bambino, in una Sardegna di tessuti e affetti preziosi, nasce una collezione quasi rigorosa, composta, forse trattenuta. Dove il completo tre pezzi (pantaloni, camicia con gilet e giacca leggermente imbottita) si tratteggia di millerighe di velluto e micro pois bianchi. E il capospalla formale si alterna a volumi over, giubbini matelassé e maglie jacquard a motivi cravatteria.

«La sfilata è il momento topico di un lavoro che dura sei mesi; e mentre sfilava la collezione invernale, già pensavo a quella successiva, come in un raptus creativo dove ogni istante è solo preludio di qualcosa che verrà dopo». E dopo arriva Gigi Riva. Proprio lui, il campione di calcio che nel 1970 porta il Cagliari allo scudetto. «Io non so neanche come è fatto un pallone. Ma se nasci ad Alghero negli anni Sessanta, tutta la tua infanzia è costellata da un solo nome: Gigi Riva. Lui è il simbolo, non ci sono dubbi, non ci sono rivali. Un eroe assoluto. A lui ho quindi pensato per la collezione primavera-estate 2015». Storico, epico, indimenticabile, irripetibile. Si può saccheggiare il vocabolario per definire lo scudetto del Cagliari, arrivato nella stagione 1969-70. E Marras ha scelto proprio le parole incise per sempre nella memoria di tutti, ovvero “Cagliari: Campione d’Italia”, come titolava L’informatore del lunedì (inserto di un quotidiano sardo, ndr) nell’aprile 1970 per le stampe di felpe e maglie. A partire da questa memoria nostalgica il designer ha costruito, infatti, una collezione tributo.

«Di Riva ciò che mi ha affascinato è stata quella dose di genio e sregolatezza che non è quantificabile. Schivo e monumentale, ha trasformato un campo da calcio nella terra promessa. Questo continuo dialogo fatto di contrasti è diventato l’abito che avrei voluto disegnare. Fatto di dinamismo, ma anche di fermezza, di colore, ma anche di serietà». Da qui, una linea di magliette personalizzate che riecheggiano le divise vintage anni Settanta, colori fluo, dettagli ricercati e tailor made. Perché la traduzione fisica
di questo mondo ispirazionale parte sempre dalla scelta dei materiali. «Sono insaziabile, vedo chilometri di stoffa fino a quando il tessuto giusto non appare da solo, dal mucchio». Cerate argentate, tele colorate per grandi caban estivi, maglie con filati tecnici e camicie da laboratorio sartoriale intagliate, ricamate, che richiamano le divise del gentleman di Savile Row. La primavera secondo Marras sa di mito, quindi, e omaggia quel calciatore che ha scelto la Sardegna prima di tutto. «Per noi sardi - sottolinea lo stilista - è un eroe straordinario. Gianni Brera lo chiamava “rombo di tuono”, in campo ma anche nella vita: un uomo che conquistava, che riceveva cento lettere d’amore al giorno». Proprio questa isola dalla fascinazione inquieta ma inevitabile, è sempre presente nelle sue creazioni, ma se gli si domanda dove vorrebbe essere in questo momento, è un’altra terra bagnata dal mare che ha rapito i suoi pensieri.



Se proprio dovessi cercare la mia “isola che non c’è” me ne andrei a New York, perché lì non ho l’ansia del ritorno. Il cielo, il vento, la luce, tutto mi dà energia nella Grande Mela. È la città in cui tutto ciò che mi conquista sembra dialogare in modo unico, come un corpo che danza e unisce musica, arte, pensiero, recitazione. Come un film.


Già, perché il cinema è la sua grande passione nascosta, ma neanche troppo, visto le molte collaborazioni di Marras con il teatro (non ultima quella per gli abiti per il musical La Famiglia Addams). «Un mondo davvero magico, perché cancella completamente i pensieri che affollano costantemente la mia mente. La magia dello schermo fa sì che nella mia testa tutto taccia. Almeno per un paio d’ore. Anche se il sogno nel cassetto rimane quello di poter, un giorno, salire sul palcoscenico». Sospira e con la luce che brilla negli occhi, come quella di un fanciullo pescato con le mani nella marmellata, mi guarda e aggiunge: «Chissà, magari domani arriva la chiamata del grande regista che mi dice: “Antonio, ho una parte per te”».