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Antoine Arnault, da playboy a numero uno di Berluti


In pochi anni ha triplicato il fatturato dello storico marchio italiano e l’ha rilanciato nel mondo

di Silvia Anna Barrilà

Erede della più grande multinazionale del lusso, la LVMH, Antoine Arnault, figlio di Bernard, ha rivoluzionato negli ultimi anni la sua immagine, passando da ricco playboy francese che alterna soggiorni a Saint-Tropez a tornei di poker a Las Vegas, a amministratore delegato in grado di trasformare il marchio di scarpe Berluti in una società dalle dimensioni di tutto rispetto del lusso maschile.

Da quando il padre gli ha affidato le redini della manifattura italiana, acquisita dal gruppo nel 1993, Arnault jr. ha moltiplicato il fatturato di Berluti da circa 45 milioni a 130 milioni di dollari in tre anni, secondo dati pubblicati da T Magazine , espandendosi dalle scarpe all'abbigliamento maschile, un segmento sempre più redditizio.

36 anni, già fidanzato con l'attrice francese Hélène de Fougerolles e ora, da due anni, con la top model super-pagata Natalia Vodianova, pare sia - diversamente dal padre - particolarmente democratico e franco. Niente cravatta, addirittura si dice giri in ufficio in calzini - che è alquanto paradossale vista l'attività principale di Berluti -, ha iniziato lavorando nello store di Louis Vuitton a Parigi da ragazzino per poi dirigere a 25 anni l'area marketing. È sua la campagna di fotografie di personaggi come Gorbachov e Mohammed Ali scattate da Annie Leibovitz. Per Berluti è riuscito a sottrarre Alessandro Sartori a Z Zegna, per creare con lui uno stile moderno, chic, ma anche un po' impertinente.

È amante dell'arte, estroverso, un comunicatore, odia gli snob. Christian Louboutin, suo amico, lo ha descritto come "uno che sa ascoltare e mentre parli non legge le mail". Sarà lui, alla fine, a prendere il posto del padre?