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Viaggio in Vietnam con i disegni di Mattotti per Louis Vuitton


L’illustratore, fumettista e pittore firma il reportage di un itinerario interiore, tra paesaggi, mercati, città e campagne dal sapore metafisico

di Micol De Pas

Sembra incredibile, ma il mondo di Lorenzo Mattotti viaggia alla velocità del bianco e nero. Proprio lui che, tra fumetti, quadri e opere illustrate, è solitamente catalogato come l’artista del colore, nel presentare il suo Travel Book per Louis Vuitton, fa una premessa inattesa: «Io, questo libro, l’avrei fatto tutto in bianco e nero». Racconta il Vietnam per la piccola e supercurata collana di libri di viaggio in cui la maison di moda francese invita artisti diversi a illustrare un luogo. E il suo è, prima di tutto, un viaggio molto personale: «Per questo prediligo il bianco e nero: è una tecnica spontanea. Il pennello permette di concretizzare subito le immagini in un’immediatezza del tutto simile alla scrittura. Di più, il bianco e nero è il linguaggio interiore», spiega Mattotti. Che in queste pagine ha alternato la spontaneità alla mediazione cromatica, come si trattasse di zoom e digressioni continue tra l’interno e l’esterno, tra l’intimità e la relazione: «È come se il colore fosse il legame con la realtà e il bianco e nero il mio linguaggio interiore. E allora la domanda è: reportage o libro d’autore, libro di viaggi o libro interiore?».

L’equilibrio è perfetto. Perché Mattotti propone la sua personale visione di un luogo lontano, senza perdere mai di vista l’idea di informare i lettori. Che si perdono nei pensieri di un intenso bianco e nero e ritrovano il dettaglio in un colore progettato, ponderato e narrativo. «L’altro problema è scegliere cosa disegnare», continua Mattotti. «I mercati mi hanno conquistato: c’è una sovrabbondanza di merci, una specie di sur-merce, che fa pensare che al posto dei fiori crescano macchinine. Poi le moto: non le avevo mai disegnate prima, ma qui sono parte integrante della vita delle persone.
 La Baia di Ha Long, disseminata di isole, è un luogo a me congeniale: non ho potuto fare a meno di raccontare quelle rocce in ogni forma. Il Mekong: lungo il fiume navigano barche in tutto simili alle nostre chiatte, ma caricate in maniera unica: da lontano sembra di vedere delle montagne in navigazione. E poi le case di campagna: architetture solitarie, alte, dalle facciate barocche a tinte pastello, pronte per essere affiancate ad altre non ancora costruite: pura metafisica. Infine,
i tipi umani: ho voluto trattarli come personaggi dell’album delle figurine. Stereotipi, ma che esistono davvero».