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Tangeri, i posti da scoprire


Sul margine africano, in faccia alla Spagna e all’immenso azzurro che divide Europa e Americhe: la città, sogno di fuga 

“Tangeri è più New York di New York” scrisse provocatoriamente Paul Bowles. Da piazza Mechoir la Spagna sembra a portata di mano mentre intorno vite, culture e desideri provenienti da tutto il mondo si incontrano e si scontrano ogni giorno come se fosse la prima volta. Siamo nella Medina, fascino senza tempo di un labirinto di strade e stradine che mentre si divincolano disegnano la metà di una cipolla. Basta scendere giù verso la Rue della Kasbah per respirarne tutta la serena, ma al tempo stesso inquieta bellezza. Il futuro è rappresentato da progetti, finestre e vetrine che ancora si rinnovano e guidano l’ennesima ripresa. La Cinémathèque fondata da Yto Barrada non solo è la prima cineteca di tutto il nord Africa, ma traina eventi, concerti e incontri di ogni tipo. Poco più ad est il concept store Las Chicas, con le opere di design e d'abbigliamento dei più talentuosi giovani creativi marocchini. Una pausa al Chhiwat Darna per un dolce di mandorle e un tè preparato da apprendiste pasticciere, che un giorno diventeranno a loro volta maestre e porteranno la loro arte altrove. E poi di nuovo nel mezzo della vita, al mercatino delle pulci di Casa Barata, lì dove qualsiasi suggestione può diventare l’oggetto che neanche stavi cercando, ma che ora ti sembra imprescindibile. Tangeri, però, è anche mare. E allora eccoci sul taxi per raggiungere la spiaggia di Sidi Kassem, affondare i piedi sulla spiaggia prima di arrivare alla bellissima terrazza dell'Océan per un aperitivo incorniciato dal tramonto, così vicino, eppure così lontano dal caos cittadino. Davanti a noi l’Europa, dietro e tutto intorno l’Africa. Sentirsi al centro del mondo desiderando di raggiungere qualsiasi orizzonte è il solo sogno possibile. Questa è Tangeri.

Testo: Sean Gullette
Attore e regista americano, a Tangeri dal 2005. Ha lavorato con Darren Aronofsky in Pi Greco. Testo raccolto da Andrea D'Addio.

Foto: Nicola Carignani

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Il nostro street style a Tangeri