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Nuovo Messico


Una megalopoli sospesa tra vecchio e moderno, capace di un irreplicabile mix di lusso e creatività. È Ciudad de Mexico, presentata qui da un italiano “adottato” dall’America Latina.

Città del Messico è una di quelle metropoli che non finiscono mai: “infinite”, le chiamano gli archistar. Ha una dozzina di linee di metropolitana, ma nelle ore di punta tocca aspettare fino a quattro treni prima di riuscire a salirci. Con quasi 20 milioni di abitanti e una superficie di 5mila kmq, il metrò, però, rappresenta la salvezza: spostarsi in auto significa ipotecare mezza giornata sui perifericos, sopraelevate avveniristiche, anche a due piani, costantemente strabordanti traffico. Intanto, nel sottosuolo, vagoni e stazioni vivono con l’intensità laboriosa di una città nella città. Si trova tutto: tacos ripieni di qualunque cosa, musica da ascoltare e da comprare, mercatini e bazar di cose utili e impensabili... Un caos. Bellissimo, però. Perché è un mondo all’incontrario, dove il quartiere più nuovo è il centro storico. Fiore all’occhiello della città negli anni 50, si è progressivamente svuotato dei suoi abitanti, fino a diventare un pericoloso covo della delinquenza. Poi, circa sei anni fa, il Governo ha investito nel recupero dell’area. Che ora è splendida: ultra chic, pop, artistica e a luci rosse, tutto insieme. Tra Colonia Roma, il quartiere di artisti e architetti, abitato dai giovani; Condesa, la strada della movida, dove si beve birra nelle cantine e si fa tardi nei locali cool; e Polanco, l’animo sofisticato e un po’ snob, accanto alla zona rosa, dove la prostituzione è legale. Tra dieci anni, sarà interessante verificare l’identità di questi posti. Intanto la metropoli si trasforma come un essere vivente, tra brutte periferie, architetture imponenti e piccoli paesi ormai inurbati che sembrano congelati in un passato non più reale. Come Coyoacan, l’oasi di Frida Kahlo e degli intellettuali dell’epoca, ancora quartiere intellettuale, con la sua piazzetta senza tempo (venditore di zucchero filato incluso). All’opposto, Chapultepec, la Beverly Hills locale, il cui parco però è meta per famiglie nel weekend. C’è tutto: lo stadio, il verde, i musei. Come dire: tanti viaggi in un unico viaggio, con un filo conduttore che personalmente adoro: i tacos.

Styling: Ilario Vilnius

Foto: Santiago Ruiseñor
Testo: Fabio Cuttica (fotografo, nato in Italia ma cresciuto tra Colombia e Perù, dal 2010 vive a Tijuana. Testo raccolto da Micol De Pas)