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Salone del mobile, in mostra le case degli archistar


In Fiera a Milano durante la settimana del design, dall’8 al 13 aprile, un’esibizione offre la possibilità di curiosare nelle abitazioni di otto architetti, da Zaha Hadid a Massimiliano e Doriana Fuksas

di Silvia Anna Barrilà

Gli architetti definiscono il volto delle nostre città e delle nostre case. Ma quali scelte compiono quando si tratta delle loro abitazioni? Dove si rifugiano nella loro vita privata? Chi sono e dove si sentono a casa? Una mostra pensata per la 53esima edizione del Salone del mobile di Milano, al Padiglione 9 di Fiera Milano Rho dall’8 al 13 aprile, risponde a queste domande attraverso un viaggio da Tokyo a San Paolo, da Milano a Mumbai che svela gli ambienti privati di otto archistar.

Il progetto, curato da Francesca Molteni, parte dal presupposto che tra tutte le discipline progettuali l’architettura domestica sia quella più ricca di sviluppi e più aperta alla sperimentazione perché coniuga architettura e design. Come ha detto l'architetto Richard Rogers, "A room is the beginning of a city"; e allora partiamo dalle "stanze" dei grandi designer per scoprire i modi dell'abitare contemporaneo.

Mario Bellini
Si parte da Milano con Mario Bellini, la cui casa si trova in un edificio ottocentesco rivisitato da Piero Portaluppi. Tutta l'abitazione è disegnata intorno a una grande libreria-scala alta 9 metri, che l’achitetto attraversa raccogliendo ispirazione tra libri, opere d’arte e oggetti.

Massimiliano e Doriana Fuksas    
Un altro italiano, questa volta a Parigi. È Massimiliano Fuksas che vive a Place des Vosges circondato da arredi di Jean Prouvé e opere d’arte di Lucio Fontana e Mimmo Paladino. Sulla soglia di casa antichi guerrieri sorvegliano e proteggono la dimora, come custodi che attendono il ritorno degli architetti viaggiatori.

David Chipperfield    
L'inglese David Chipperfield ha scelto Berlino. In una piccola via del quartiere di Mitte ha casa e studio e nello stesso complesso ha creato una caffetteria in cortile aperta al pubblico. La sua abitazione è in cemento con pochi arredi italiani degli anni 50 e 60, e due colori: il verde di un divano di velluto e l’arancione di una libreria che divide cucina e soggiorno.

Zaha Hadid    
L'irachena Zaha Hadid, pur essendo votata al nomadismo, ha scelto Londra, dove ha un open space illuminato dall'alto con ritratti, oggetti e disegni dei suoi primi progetti, ispirati dall'artista russo El Lissitzky. "Penso che un architetto progetti la propria abitazione o come prima casa, una sorta di manifesto delle proprie idee, oppure verso la fine della sua carriera, e non è certo il mio caso".

Daniel Libeskind    
Daniel Libeskind ha vissuto in Polonia, a Tel Aviv, a Berlino, a Milano e a Detroit, e alla fine ha scelto New York. In particolare nel quartiere Tribeca, non lontano da Ground Zero. La sua casa è un rifugio pieno di libri, pennelli e un tavolo con le gambe rosse e il piano di granito che ha portato con sé nei suoi pellegrinaggi tra le diverse città.

Shigeru Ban    
La casa del giapponese Shigeru Ban è un’architettura tra gli alberi della foresta Hanegi di Tokyo, progettata nel 1997 con l'obiettivo di non abbattere neanche un albero. La casa è pervasa da una grande tranquillità. Con un tavolo rotondo, una sedia di Terragni, un volto greco e tanta luce, sembra il rifugio di un monaco zen. "Gli architetti che stimo veramente, e anche Le Corbusier, Mies Van der Rohe, Alvar Aalto, hanno continuato a disegnare case fino alla fine. Vorrei farlo anch'io".

Marcio Kogan    
La casa di Marcio Kogan è al 12esimo piano di un edificio di San Paolo costruito da lui stesso nel 1980, e rappresenta il primo concorso vinto. Gli spazi lucenti si affacciano sulla città come lo schermo di un cinema. "Amo la città, non vorrei abitare in un posto troppo tranquillo, lontano da tutta questa nevrosi. Da fuori si può pensare che sia una follia. Io adoro questa vita pazza". La casa è piena di memorie di viaggi che Kogan raccoglie puntualmente.

Bijoy Jain - Studio Mumbai    
Bijoy Jain vive e lavora in una comunità con 60 artigiani con cui lavora. Si chiama Studio Mumbai. La sua casa, immersa nella natura 30 km dal centro di Mumbai, è di tutti. Include una grande piscina tra alberi secolari, tanti cani e una reading room per meditare disegnata da Bijoy per catturare luci e ombre del giorno.