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Occhiali su misura


Dietro le quinte di Italia Independent. E del suo progetto bespoke

di Annalisa Testa

Ventisette sono i passaggi manuali per la lavorazione di un occhiale Tailor Made di Italia Independent (I-I). Presi e ripresi in mano, pesati, calibrati, misurati. Come per un abito su misura, l’occhiale viene forgiato a immagine e somiglianza del partner di ogni progetto. E così è stato anche per la Unique Edition di sessanta pezzi numerati realizzati per Icon (in vendita in esclusiva nel flagship Italia Independent di Via Monte Napoleone 19 e sul sito di e-commerce italiaindependent.com). La customizzazione per Icon parte dal modello 090 modificato in ogni dettaglio: frontale grigio canna di fucile, lenti fumé degradanti e aste trattate con vernice termica che, riscaldate dal sole, svelano un pattern che riproduce il principe di Galles. Il più chic dei tessuti, caratterizzato da un mix di pied de poule dentro a quadri più grossi, lanciato dal Duca di Windsor, dandy della famiglia reale, è oggi nobile tessuto da portare, è il caso proprio di dire, “a vista”.

Ogni pezzo è stampato con un procedimento a iniezione in cui il materiale, la plastica in forma liquida a 270°, viene iniettato a una pressione che permette lo scorrimento negli stampi. Dopo la solidificazione, viene sottoposto alle quattro fasi della burattatura, un processo di levigatura e finitura che elimina le irregolarità e che può durare tra le 15 e le 20 ore. Qui entra in gioco l’artigiano che, a seconda della richiesta, lavora aste e frontali manualmente. «La parte più bella è la verniciatura. Prove su prove, fino a trovare l’alchimia giusta», spiega Michele Viggiano, torinese non ancora trentenne, entrato in azienda come stagista nel 2008 e ora product manager di I-I.  I numeri confermano: nel 2013 sono stati venduti 550 mila occhiali, quasi 20 mila grazie al progetto del su misura.

TRE MILIONI DI COMBINAZIONI — È il massimo in tema di customizzazione per un paio di occhiali. Il progetto bespoke nasce per creare qualcosa di unico. «È un trend emergente: il Tailor Made infatti nasce da un’analisi di mercato. Le Unique Edition sono realizzate in base alle esigenze del singolo e dalle richieste di ottici o privati. L’ordine minimo sono 25 esemplari e, in alcuni casi, possono essere anche numerati. La catena di produzione è esclusivamente italiana, con un team di venticinque artigiani dedicati alla progettazione e allo sviluppo del su misura», spiega  Giovanni Accongiagioco, co-founder e managing director. Le possibilità di combinazione sono infinite. Dodici modelli da sole, sei da vista, con lenti piene, sfumate e specchiate. Una gamma di materiali di sedici colori che spazia dal lucido, all’opaco, dal peach touch, la sensazione che si prova tenendo in mano una pesca, alla versione gommata, fino all’effetto velluto, ottenuto grazie al trattamento Uv-Lux. «È un processo di rivestimento chiamato floccatura elettrostatica che riproduce la morbidezza del velluto. Migliaia di microfibre artificiali vengono lanciate su una superficie trattata con un collante. Le fibre di flock penetrano sul frontale orientandosi perpendicolarmente alla superficie. Una volta asciugate, vengono poi spazzolate con aria compressa per rimuovere quelle in eccesso. È una lavorazione che può durare fino a ventiquattr’ore, resiste all’acqua ma non alle abrasioni dettate dal tempo. Ma l’effetto used è proprio il suo pregio, diventano come un denim vintage a cui ti affezioni», racconta Viaggiano.

TRADIZIONE E INNOVAZIONE — Sono le due chiavi attorno alle quali ruota l’azienda lanciata da Lapo Elkann, Giovanni Accongiagioco e Andrea Tessitore nel 2007, a Firenze, in occasione di Pitti Immagine Uomo. Poi il debutto a Piazza Affari un anno fa, con un fatturato di 24,9 milioni di euro, di cui il 78 per cento deriva proprio dai ricavi dall’eyewear. Un brand che dichiara, già nel nome, il forte legame con l’Italia e con un nuovo Made in Italy 2.0. «Da una parte l’aggiornamento del tradizionale Made in Italy, dall’altra la voglia di sperimentare attraverso la ricerca e l’uso di materiali non convenzionali, mai usati prima. È questo il primo passo verso l’unicità che ci contraddistingue», racconta l’amministratore delegato di I-I Andrea Tessitore. È il caso di ricordare il primo modello di occhiali da sole presentato il giorno del debutto: «Musa ispiratrice fu la barca a vela dell’Avvocato Agnelli, la Stealth, un veliero nero con lo scafo in carbonio. Da qui la progettazione di cinquecento occhiali realizzati con la fibra di quel materiale leggerissimo ma resistente, costruito incollando con delle resine alcuni fogli di tessuto sottile come carta. Nessuno fino a quel momento aveva mai pensato di utilizzarlo per forgiare la montatura di un occhiale», ricorda il product manager Viggiano. Un record di vendite pur a un prezzo decisamente non accessibile (1.007 euro!).

UNICI, DA COLLEZIONE — Karl Lagerfeld, per la sua capsule collection composta da tre occhiali da sole e tre montature da vista, ha voluto, nel logo sulle aste, il profilo del suo volto al posto del punto tra le due linee che simboleggiano le iniziali del brand. I novantadue pezzi total blue, comprese le lenti, della Unique Edition creata per la maison sartoriale Larusmiani riproducono texture, come la palladiana e un pattern a rombi, ispirate alle pavimentazioni delle sue boutique. Quelli per l’Hotel Americano di New York si rifanno al minimalismo dell’architettura e degli interni, mentre Mark Mahoney, leggenda vivente della tattoo art, ha disegnato sulle aste dei pezzi della sua collezione gli skyline di Miami, Boston, New York, Seattle e San Francisco. «Nel mondo dell’occhialeria ormai non c’è più nulla da inventare. È impossibile riprodurre il successo di montature realizzate più di mezzo secolo fa. Ecco perché con il Tailor Made Program abbiamo scelto di puntare sulla personalizzazione di forme semplici, classiche, facili da indossare. Ognuno può così creare il suo pezzo unico», conclude Viggiano, che da anni indossa sempre lo stesso paio di occhiali.  

DETTAGLI DA UN INSIDER- La vernice termosensibile è realizzata depositando un enzima dal pigmento colorato che, raggiunta una termperatura di 26-30°, reagisce diventando trasparente. L’enzima, inserito in una vernice nera o scura, scompare rendendo visibile la colorazione di base della montatura. È un processo graduale e reversibile all’infinito.

Foto: Luigi Fiano