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L’Arno e l’universo


La moda di Icon per le strade di Firenze: città timida ed esibizionista, concentrata in una cartolina o smarrita in un seducente labirinto inesausto. Sospesa, moderna, vasta e magica

Ci sono due Firenze. Quella vanesia, esibizionista, consapevole di ogni frammento del suo splendore. E poi quella timida, che ragiona per sottrazione, che centellina le sue bellezze distillandole tra piccoli scorci e sguardi da lanciare in diagonale.

La prima Firenze vive su un piano rialzato, in un indirizzo solo: piazzale Michelangelo. Vista da quassù è come un pavone che tiene spalancata la sua ruota. Ecco il Duomo che emerge tra le case, ecco l’Arno che corre e curva in lontananza, ecco Ponte Vecchio, Caronte tra opposte sponde. È un riassunto lunghissimo che si legge in un’occhiata sola.
La seconda è invece una Firenze labirintica, una città da trovare perdendovisi, ingaggiando l’errore come guida turistica, rovesciando ogni prospettiva: sorprendendo Palazzo Vecchio dal retro, da via dei Leoni; passeggiando tra le viuzze e i locali intorno a Santa Croce, con tappa obbligata al Soul Kitchen di via dei Benci, aperto fino a notte fonda; non cedendo alla consuetudine della solita cena sul fiume, ma entrando da ZàZà, piccola storica trattoria nella piazza del Mercato Centrale, gettonatissima durante il Pitti; dando un’occhiata al calendario degli eventi culturali e musicali della Caffetteria delle Oblate, in via dell’Oriuolo, o assecondando tentazioni più glamour con una visita al Caffè Giacosa di via della Spada, dove tutto è griffato Roberto Cavalli. Soprattutto, ricominciando daccapo nel momento esatto in cui si è sazi, certi di avere visto già tutto. Come ha scritto José Saramago nel suo Manuale di pittura e calligrafia: «Questa città è vasta come un continente, inesauribile come l’universo».

Testo di Marco Morello