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Giorgio Armani: a ciascuno il suo


Fluidità, adattabilità, unicità. Dettagli collocati nel tempo (il nuovo tempo) per far riscoprire al singolo cliente il rapporto (l’antico rapporto) con il sarto di fiducia. Armani spiega la filosofia dei suoi abiti su misura. di Renata Molho

La storia della moda maschile è quella di una ricerca continua sull’identità. Sulla sua perdita e sul suo ritrovamento. Sulla confusione dettata dall’eccesso di possibilità e di offerta e sulla più recente necessità di ristabilire confini e regole al modo di rappresentarsi dell’uomo. Non è casuale che oggi si assista al recupero delle tradizioni. Corsi e ricorsi: conoscere le regole per scompaginarle e poi ricomporle. La moda è un organismo vivo, umorale ma fisiologico. Chi  sa comprenderlo, si diverte e vince, la differenza sta nel riuscire a determinare il flusso - a imprimergli un diverso ritmo -   anziché seguirlo. E Giorgio Armani, in questo senso, è un autore: ha inventato uno stilema, persegue da sempre una visione. Il più grande segreto del suo successo è la capacità di stare nel tempo e - pur avendo una forte personalità e conducendo la vita dorata di chi siede sempre a capotavola del più ambìto dei pranzi di gala - di matenere un rapporto dialettico con la società e i suoi cambiamenti.

Armani ha introdotto un concetto antitetico a quello comunemente correlato alla moda: l’atemporalità. Ha fondato il suo lavoro su un principio solido: stare nel presente con qualcosa di classico che ti porterà nel futuro. Le sue intuizioni nascono spesso da ciò che non gli piace, nel tentativo continuo di dare un nuovo ordine alla realtà che lo circonda.  Ricordiamo i suoi  esordi nella moda maschile, quando un certo tipo di rigidità lo disturbava al punto da inventare uno stile:  «Da buyer, avevo delle difficoltà perché dovevo accontentare un tipo di clientela che poteva spendere denaro per vestirsi», ricorda, «ma gli abiti erano troppo rigidi e rendevano tutti gli uomini uguali. Volevo abiti che evidenziassero la personalità dell’uomo ed esaltassero il suo corpo. Perciò, quando mi misi in proprio, decisi di liberarmi di tutte quelle strutture nelle giacche». Da lì ebbe inizio il suo impero.

Il quarto pilastro - Nel 2006, pur apprezzando i vantaggi della democratizzazione, Armani intuì una nuova esigenza di unicità, il desiderio di tornare a distinguersi. Decise così di offrire, parallelamente al prêt-à-porter, un servizio Su Misura: inizialmente disponibile in un numero selezionato di negozi in tutto il mondo, oggi in quasi tutte le boutique Giorgio Armani, il cliente ha l’occasione di scegliere il tessuto, la fodera, i bottoni, calibrare la silhouette e la forma dei revers, assecondando il proprio gusto. Ogni dettaglio può  essere discusso e modificato e il risultato sarà un capo esclusivo, reso unico anche dall’etichetta personalizzata. Prese le misure, poi, da quel momento il negozio dispone del modello su carta, specifico per quel cliente, che così può ordinare i completi successivi senza dover passare in boutique (e ricevendo a casa o in ufficio, volendo, campioni di tessuto).

La  leggendaria fluidità dello stile Armani si ritrova nel servizio “Made to Measure”, in un processo di realizzazione che ha le caratteristiche del rapporto antico con il sarto di fiducia, sommate alla garanzia di una firma tanto italiana quanto internazionale. Non per tutti, dunque, ma nemmeno per pochissimi. Ne abbiamo parlato con Giorgio Armani.

Se lei non fosse Armani, perchè sceglierebbe il Made to Measure di Armani?
«Perché oltre alla qualità, alla scioltezza e alla discrezione tipiche dello stile Armani, si aggiunge la possibilità della personalizzazione, il perfetto adattamento dell’abito alla propria figura o a una precisa esigenza».

Che cosa c’è (se c’è) del prêt-à-porter nel Made to Measure e viceversa?
«Del prêt-à-porter porto la linea degli abiti, la decostruzione e la fluidità del mio linguaggio. Del Made to Measure porto nel prêt-à-porter la curiosità di scoprire cosa piace ai clienti, dettagli ai quali magari non avevo pensato - i colori di certe fodere, per esempio, o una certa scelta di bottoni - che mi stimola a cercare nuove soluzioni».

Come vorrebbe fosse percepito il suo Made to Measure?
«Come un servizio di altissimo livello che coniuga perfettamente la tradizione con la modernità, l’arte della sartoria con l’innovazione di uno studio di design dei giorni nostri».

Qual è il segreto dell’atemporalità in generale?
«Lavorare sulla linea e sulla materia, senza l’ossessione dell’ultima moda. Solo cosí si riesce a catturare lo spirito del tempo».

Qual è il suo cliente ideale?
«È un uomo consapevole, che ha personalità, che sa scegliere. Un uomo che sa bilanciare tradizione e innovazione, che sa bene che l’abito rappresenta il ruolo, ma che non è schiavo delle convenzioni».

Che cosa non le piace della moda (intesa come rincorsa al nuovo a tutti i costi)?
«Non mi piace l’insensatezza del nuovo come sinonimo di strano, la ricerca forzata di qualcosa di bizzarro. E non mi piace nemmeno l’idea che quanto va bene oggi non vada più bene tra sei mesi. Bisogna recuperare atteggiamenti più consapevoli, senza per questo fare i moralisti. A me piacciono le cose che durano. E poi gli uomini da sempre costruiscono i propri guardaroba negli anni, aggiungendo e selezionando pezzi. Le cose belle e autentiche non durano solo una stagione».

Che cosa ha escluso dal suo progetto Made to Measure?
«Ho escluso la rigidità della linea che a volte si associa all’abito sartoriale. Il Made to Measure è un servizio a misura di cliente, che può adattare la scioltezza e la naturalezza dello stile Armani - che è sempre il punto di partenza - alle proprie esigenze, personalizzando tutto, dai dettagli ai tessuti».

Quali sono le regole base per un abito maschile che duri nel tempo?
«Il perfetto equilibrio di materia, linea, dettagli che danno come risultato un capo confortevole, sempre piacevole da indossare e che dà sicurezza, anche a distanza di tempo».

Ci dice il suo pensiero su: tessuto, silhouette, proporzioni, costruzione?
«Il tessuto deve essere naturalmente di ottima qualità, morbido, piacevole al tatto. La silhouette mi piace naturale e le proporzioni armoniche. Quanto alla costruzione, l’abito deve seguire il disegno del corpo come un segno di matita, senza costringerlo».

Foto: Cesare Medri