Questo sito contribuisce alla audience di panorama

Filosofia della lentezza: le nuove frontiere


Mentre economia e mondo del lavoro costringono ad accelerare, cresce la cultura “slow” anche negli spostamenti: un assaggio al Festival della Viandanza

di Laura Barsottini

Percorrere, un passo dopo l'altro, un sentiero che scorre dolce tra prati verdi. Conversare durante il cammino. O magari semplicemente perdersi nei propri pensieri, immersi nel paesaggio che scorre lento, quasi immutabile, come se non avesse fine. Da quando non succede?

Vita contradditoria, quella attuale. Da una parte, la società costringe a performance sempre più elevate. Dall'altra, si alzano fortissime le voci che invitano a decelerare, elogiando i benefici della lentezza come filosofia di vita. Tralasciando gli ormai innumerevoli saggi, l'idea dello "slow", a partire dal “food”, è ormai entrata a far parte della cultura attuale, e sono ormai otto anni che il 13 maggio il mondo intero celebra la Giornata della Lentezza. Oggi questa tendenza investe anche gli spostamenti. Lo sapevano bene grandi personaggi che hanno fatto la storia come Nietzsche, Rousseau, Proust e Gandhi, amanti delle lunghe passeggiate durante le quali trovavano modi e tempi ideali per meditare. Lo propongono nella pratica da tre anni gli organizzatori del Festival della Viandanza che recentemente, dal 20 al 22 giugno, hanno offerto una serie di incontri sul viaggio lento nell'incantevole borgo medievale di Monteriggioni, in Toscana, prima regione italiana a mettere in sicurezza il tratto della Via Francigena di sua competenza.

"L'idea del festival", spiega Luigi Nacci, direttore artistico della manifestazione, autore del libro Alzati e cammina (Ediciclo) e grande camminatore egli stesso, "è nata insieme alla parola: “viandanza” è una bella parola antica, in disuso nella lingua corrente, che racchiude in sé l'idea del viaggio lento e quella della gioia di riappropriarsi della propria libertà. Andare lenti non significa essere lenti. Spostarsi a piedi, in bici, ma anche in kayak, ad esempio, significa muoversi alla velocità che il proprio corpo permette, portando con sé soltanto lo stretto necessario che uno zaino contiene: quindi recuperare ritmi naturali e, attraverso questi, la consapevolezza di se stessi e l'ebrezza che questa inversione di rotta comporta".

Quante volte, nella quotidianità, capita l'intuizione di non trovarsi al posto giusto nel momento giusto? "È come se ballassimo continuamente la taranta", continua Nacci. "Ci agitiamo in un vortice e perdiamo il contatto con noi stessi e gli altri. Non a caso infatti l'argomento di questa edizione è il cambiamento: perché solo riflettendo è possibile trovare nuovi spunti". Si sono trovati d'accordo con questa visione gli ospiti che si sono successi nelle varie edizioni: tra gli altri, Paolo Rumiz ed Erri De Luca nel 2012, Sergio Staino e Moni Ovadia l'anno scorso, Davide Riondino, Giuseppe Cederna e Gianmaria Testa quest'anno. "In uno straordinario clima di sobrietà ed accoglienza", conclude Nacci. "Il tutto si svolge nel piccolo spazio del borgo medievale, dove la gente mangia, dorme, discute, si diverte... in una parola, “vive” insieme. Perché le persone hanno necessità di incontrarsi - e viversi - oggi più di ieri".

Per informazioni: Festival della Viandanza