speakeasy Annalisa Testa

Estate al Mandarin Bar


Private tasting al bancone del Mandarin Oriental di Milano. Ecco cosa ordinare (non solo) durante l’aperitivo.

C’è un bancone in cui torno sempre a sedermi volentieri. È quello del Mandarin Bar&Bistrot di Milano. Non solo perché la mixology qui si rinnova costantemente o perché  ai drink è abbinata la creatività culinaria di Antonio Guida, executive chef dell’hotel. Ma perché qui mi sento a casa. Per esempio, non faccio in tempo a sedermi (lo sgabello preferito è quello all’angolo, vicino ai fiori) che mi viene servita una flute di Champagne, mentre sfoglio il menù. Vado matta per gli arancini di riso e i mondeghili di vitello e mortadella, e me ne arriva sempre una doppia porzione. E se c’è qualche piatto nuovo nel menù del bistrot non manca mai un piccolo assaggio servito affianco al mio drink.

E quindi eccomi qui, anche stasera. Aperitivo milanese, in una torrida giornata di inizio luglio. L’occasione è il lancio della nuova carta cocktail dedicata all’estate. Un private tasting fatto di tre drink (più uno) che raccontano una storia, quella di un lavoro di squadra. Non solo dietro al bancone del Mandarin Bar, ma tra l’arte della mixology e quella gastronomica orchestrata della cucina stellata dell’hotel.

Dunque, il menù. Un drink per ognuno dei tre capitoli della cocktail list. Creativity. Oriental Touch. Culinary Inspiration. E inizio proprio da qui. Il primo, dedicato al Mandarin Oriental di Parigi. Al 251, Rue Saint Honoré. Ecco il suo nome. Un delicato aperitivo a base di vermouth dry infuso all’aneto e Champagne Monmarthe accompagnato ad una cozza al vapore servita su una chips di tapioca e alga nori. Dolce, morbido e profumato grazie anche ad un rametto di aneto appoggiato sul bicchiere che arriva al naso ancor prima del primo sorso. Un ottimo inizio.

Il secondo cocktail rientra nel capitolo Creativity. Les Lumière: Bombay gin, Saint Germain, Yellow Chartreuse, bitter al lime e gocce di olio d’oliva. Un sour deciso con una schiumetta morbida e un profumo che sa di Mediterraneo non a cso servita con una focaccia pugliese con stracciatella e pomodorini che solo a descriverla mi vanno in sollucchero le papille gustative.

Il terzo drink si chiama Madama Butterfly, un omaggio alla tradizione orientale della maison con il suo capitolo Oriental Touch. Il drink, ça va sans dire, è servito con una farfalla origami sul bordo del bicchiere che contiene un mix di sakè, liquore alle ciliegie, bourbon e sciroppo di zucchero che batte il gong sulla fine del tasting tour. (Non per me, in verità. Prima di uscire mi sono concessa un Americano in falsa noce, un drink dedicato al grande maestro della mixology Dario Comini. Un twist sull’Americano con Cocchi Rosso, Campari e una schiuma vellutata profumata alla noce. Difficile da descrivere, bisogna andare a provarlo)