speakeasy Annalisa Testa

World Class Italia


Messico e Tequila. Ecco il premio per Mirko Turconi del Piano 35 di Torino, il vincitore della finale italiana di World Class

Roma, finale italiana di World Class 2017. Otto bartender selezionati dopo un girone infernale di cocktail bar che ha coinvolto da nord a sud tutto il Belpaese. Alessandro Avilla,  Camilla Di Felice, Matteo Di Ienno, Pietro Iacca, Giaime Mauri, Andrea Melfa, Barbara Simmi e Mirko Turconi. Solo due donne, peccato. Dopo aver visto trionfare la bartender francese Jennifer Le Nechet alla Global Final di Miami lo scorso settembre, speravo davvero che l’italia fosse pronta a seguire la scia. Niente, forse è ancora presto (anche se Camilla, devo dire, aveva tutte le facoltà per salire sul podio).

Comunque. La giuria, più unica che rara. Luca Cinalli, Oriole Bar di Londra, Dario Comini, Nottingham Forrest di Milano, Erik Lorincz, The Savoy Hotel London, Claudio Peri, The Soda Jerk di Verona e finalista della World Class 2014, Agostino Perrone, The Connaught Bar di Londra e Dennis Zoppi, Smile Tree di Torino. Non vorrei essere nei panni di chi deve gareggiare con questi occhi puntati addosso anche se, premio allettante, il vincitore volerà a Città del Messico dove incontrerà gli altri 50 finalisti mondiali per contendersi il titolo di Diageo Reserve World Class Bartender of the Year 2017.

Tre le prove. Fast&Curious: otto minuti di tempo per preparare otto classici alla perfezione. The box of secrets: una sorta di mistery box destinata ai tre finalisti con un contenuto segreto al quale si ha accesso solo davanti alla giuria. E Fight for the future, la più interessante in termini di sperimentazione alcolica nella quale è richiesta la creazione di un twist sul Margarita del futuro. Ingrediente base, ça va sans dire, tequila Don Julio in tutte le sue declinazioni (Blanco, Reposado o Anejo). Questa la prova che mi ha tenuta incollata al bancone, perché il tequila, lo ribadisco, è senza dubbio tra le tendenze più forti nella mixology contemporanea.

Quante declinazioni possono esistere del Margarita? Pensato poi in un futuro in cui, chissà, non ci sarà più il ghiaccio, o gli strumenti necessari per shakerare o bicchieri di vetro in cui sorseggiare il drink. I bartender immaginano così il futuro della mixology e inventano storie che accompagnano la preparazione.

Ed ecco così l’Uncertain Margarita di Avilla con Reposado, lime chiarificato e un liquore preparato con tinture di Bergamotto, pimento, rancia e aobab mescolate con sciroppo di agave servito con una spuma salata ad Don Julio Anejo, e lo Space Oddity di Camilla Di Felice, un mix di Reposado, liquore alle arance e lime liofilizzato servito in un thermos con ghiaccio secco. Il Message in a bottle di Giaime Mauri (dove la bottle è stata stampata con stampante 3D), fatto con Don Julio blanco 7.5cl, succo limone, sciroppo d’agave, estratto e marmellata di pomodoro, succo di guava ed estratto di barbabietola il tutto shakerato con ghiaccio salato. E poi ecco il Comida-rita di Matteo Di Ienno, un shake and strain preparato con Don Julio Reposado infuso con bacche di goji, succo di pomodoro addensato con xantana, sciroppo d’agave Achiote e qualche goccia di soluzione salina, versato poi in una coppetta ghiacciata decorata con polvere di piselli, tomatillo e rapa e sferificazione di purea di goji.

Infine la proposta del vincitore, Mirko Turconi del Piano 35 di Torino che con Don Julio ha presentato il suo 100% mescolandolo a liquore di agave homemade, preparato mettendo a macerare tequila, papaya, avocado essiccato e bevanda all’aloe, e aceto di agave versato in un bicchiere old fashiones con crusta di sale di cactus e pepe di papaya. Prova decisamente superata. Turconi sembra essere pronto a volare in Messico.