speakeasy Annalisa Testa

Quinary Hong Kong


Al bancone del miglior cocktail bar di Hong Kong dove i cocktail vengono preparati secondo le tecniche della cucina molecolare. Con effetti speciali

Ci volevo andare a tutti i costi. Ma Hong Kong, all’inizio, un po’ ti spaventa. Non è facile entrare in sintonia con i taxisti che da Kowloon non hanno mai voglia di portarti sull’isola, a Hong Kong, e viceversa. Quindi un po’ mi sono arrangiata, e son saltata sul primo battellino che mi ha regalato, attraversando le acque che separano l’isola dal lungo mare della terra ferma, una vista mozzafiato sullo skyline notturno.

E così eccomi qui, per la prima volta a Hong Kong. Per la prima volta in Cina. Obiettivo: sedermi al bancone del Quinary, cocktail bar alla quarantunesima posizione nella lista dei World’s 50 Best Bars 2016 (secondo me meriterebbe di entrare nei primi trenta) e culla della molecular mixolgy. Non si tratta di un bar da grand hotel, stranamente. Ma di un minuscolo spazio lungo e stretto, infilato in un vecchio building in Hollywood road.

Il locale è pieno ma sono fortunata, trovo un posto al bancone. Pronta a sperimentare una nuova multisensorial mixology experience. Davanti a me, tecniche di miscelazione futuristica raramente viste in un cocktail bar, piuttosto in qualche cucina molecolare, come quella di Ferran Adrià. D’atra parte il nome Quinary, di per sé, è il sistema numerico base 5, che coinvolge cinque elementi, i cinque sensi, appunto.

Qui, tra le mani di Antonio Lai, vincitore della Diageo World Class 2015 Hong Kong & Macau e Samuel Kwok (che ha avuto la pazienza di rispondere a tutte le mia domande), i cocktail vengono decostruiti e ricostruiti attraverso l’utilizzo di evaporatori rotanti digitali che mettono in infusione e ridistillano spirits, centrifughe che mescolano sentori opposti e polveri molecolari utilizzate per la sferificazione degli spirits che trasformano il liquore in microsfere gelatinose.

Come quelle che rimangoo sul fondo del primo drink che ho assaggiato, l’Earl Grey Caviar Martini (in foto), con un “caviale” e una spuma di tè Earl Gray, vodka Absolut Citron, succo di mele, sciroppo ai fiori di sambuco e Cointreau. Probabilmente è il cocktail più postato sui social network.

Secondo round. Chiedo al bartender di prepararmi un Cinema Set, una miscela di rye whisky infuso con popcorn al caramello, sciroppo alla cola, bitter, scorza d’arancia e servito (con un cono di popcorn salati) che mi viene poi servito in un bicchiere con il ghiaccio logato. Questa cosa del logo “stampato” sui cubetti di ghiaccio è una cosa su ci devo tornare, non è la prima volta che mi capita davanti.

Ultimo tasting (i drink costano quasi venti dollari...). Ordino un cocktail che vedo sorseggiare dalla signorina seduta alla mia destra. Romantico, profumato, femminile. Non mi si addice, infatti non ne vado matta. Ma bisogna provare tutto. Si chiama Miss Rosa Gimlet. Un dolcissimo twist del classico gin Gimlet (gin, succo di limone, sciroppo di zucchero) in cui il Tanqueray gin è mescolato a scorze di mandarino essiccate, vermout rosso, succo di limone, cordiale alla rosa homemade servito in una coppa Martini in vetro colorato con un ice ball al cioccolato bianco infuso con verbena. Senza dubbio un oggetto meraviglioso.