speakeasy Annalisa Testa

La “Vedova” delle nevi


Uno champagne nato per la mixology, una cocktail competition in alta quota (e ad alta tensione). Racconto di un weekend con tasting experience a casa Veuve Clicquot.

Da anni lo stesso dibattito. Champagne con ghiaccio. Champagne miscelato. Un’eresia enologica ormai (finalmente) sfatata? Sembra di sì. E per assicurarmene sono andata a provarlo sulla mia pelle, anzi, sulle mie papille gustative, in una weekend experience a due passi da St Moritz.

La Punt-Chamues, per esattezza. Uno chalet da sogno e una piccola selezione di giornalisti del settore enogastronomico. Patron di casa Veuve Clicquot che, dopo un anno dal lancio del Veuve Clicquot Rich, il primo champagne consacrato alla mixologia con un dosaggio di 60g/l, ha presentato il nuovo Rich Rosè con un assemblaggio di uve di Pinot Noir (45 per cento), Meunier (40 per cento) e di Chardonnay (15 per cento).

Vivace e zuccherino. «Rich e Rich Rosè si mescolano ad ingredienti naturali che ne esaltano il naturale aroma. Frutti rossi, zenzero, ananas, pompelmo rosa. Ma anche Eral Grey Tea, cetriolo, sedano e peperone. Tutto ovviamente on the rocks», ci insegnano i mixologists Veuve Clicquot mentre preparano il drink protagonista delle nuove carte cocktail. Clicquot on the Snow, Rich Rosè, bacche di goji, aghi di pino e una crust sul bordo del bicchiere fatta di sale, zucchero e zafferano. Da provare in abbinamento a piatti della cucina di montagna, dalla polenta e funghi ai formaggi valetellinesi fino a manfrigole e sciatt. Una goduria.

E visto che Rich invita alla sperimentazione (e alla personalizzazione del drink) ecco #Clicquology, la cocktail competion che mi ha visto capitano della squadra (vincente) che ha servito il Pink Peaks ad una giuria composta da Andrea Campi, chef e proprietario dell’Osteria del Dosso all’Aprica, Carlo Boschi, senior brand manager di Veuve Clicquot e Alessandro Melis, di Drinkable berebeneovunque.

Il drink, un pestato di lamponi, mirtilli, more, zucchero e succo di limone, shakerato vigorosamente con un'oncia di gin, filtrato nel baloon colmo di ghiaccio, con bordo “impepato”, e rifilato poi con Veuve Clicquot Rich Rosè. Ad accompagnare il cocktail, un finger food fatto di crudités di verdure condito da una vinaigrette di succo di clementine e aceto balsamico, il nostro Clicquot Touch che rievocava il colore della maison e il nome, Clémentine, della figlia della Grande Dame della Champagne.

La squadra avversaria, seconda classificata ma comunque molto preparata, capitanata dal mio amico Federico De Cesare Viola, giornalista food, wine e luxury travel, ha preparato il cocktail Rosa Alpina mescolando Veuve Clicquot Rich a succo di lampone pestato con pepe in grani e versato sui cubetti di ghiaccio in un bicchiere con crusta di sale e zucchero marinati con le scorze di mandarino. Al cocktail è stato abbinato un finger food di mela, gorgonzola e lamponi rossi su foglie di indivia.

Chissà se i due cocktail neonati dalle mani di apprendisti bartenders saranno destinati a entrare nei menù di importanti cocktail bar. Sta di fatto, però, che questi e, naturalmente, i signature della maison Clicquot si sorseggiano volentieri durante un après-ski o un brunch domenicale. Con un menù di montagna o la pizza fatta in casa. Una dritta in più, per chi ama i classici: provare il Rich Rosè in un French 75.